NAPOLI – I livelli istituzionali, nazionali e locali, scendono in campo per il Sannazaro. Era necessario, ma non era scontato. Ora, però, bisognerà superare la prova dei fatti. Un primo passo è stato compiuto ieri, quando davanti a quel poco che resta del teatro ottocentesco di via Chiaia è arrivato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Un abbraccio ai gestori del teatro, Lara Sansone e Salvatore Vanorio, poi il summit in Prefettura e l’impegno fermo a mettere in campo ogni strumento utile alla rinascita.
«Ci sarà il massimo sforzo del governo di Giorgia Meloni e del ministero per avviare un percorso di cooperazione e intervento. Tutte le istituzioni ci sono, dal Comune alla Regione, così come il prefetto, che sarà parte attiva di questo processo affinché le procedure siano snelle ed efficaci. Siamo di fronte a una tragedia culturale, ma da questa tragedia può nascere una splendida forma di cooperazione tra istituzioni differenti per creare una struttura ancora più forte, capace di garantire continuità e solidità al Sannazaro. Come sarà? Lo immagino bello come lo è sempre stato, dal suo atto di fondazione alla rigenerazione di fine anni Sessanta, come frutto di un grande sforzo corale che comprenda proprietari, gestori e lo Stato nelle sue articolazioni».
Nel corso dell’incontro il ministro ha parlato di una mobilitazione ampia delle “forze vive della Repubblica culturale italiana”, con l’impegno a recuperare materiali e testimonianze e a valorizzare ogni contributo: «Ogni sottoscrizione è ben accetta. Ora faremo una mappatura delle necessità economiche: non sono cifre da improvvisare». L’abbraccio ai gestori, ha aggiunto, «è quello dello Stato a chi sta soffrendo. L’inizio di un percorso di rinascita».
Il sindaco Gaetano Manfredi ha chiarito che «prima di pensare a fare il teatro bisogna definire il percorso amministrativo che consenta la cooperazione pubblico-privato». È però positivo che al tavolo siedano tutti i soggetti coinvolti. Lo ribadisce anche la soprintendente ad Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, Rosalia D’Apice: «La disponibilità da parte dei vari enti è importante. Nessuno di noi può fare previsioni su tempi e modalità. Ci sono varie ipotesi, ma bisogna capire qual è la strada più veloce. Vogliamo ricostruire. La pensiamo tutti allo stesso modo, l’obiettivo è univoco».
Il Comune ha messo a disposizione il Teatro Mediterraneo per garantire continuità, mentre il ministero ha assicurato il supporto economico alla programmazione. Le modalità operative, ha spiegato Manfredi, saranno scelte dai gestori, anche alla luce delle perdite di scene, costumi e attrezzature. La Regione Campania, con il presidente Roberto Fico, ha annunciato lo stanziamento di un milione di euro nel prossimo bilancio per sostenere l’avvio delle attività, ribadendo la massima collaborazione «come già avvenuto per il Petruzzelli. È un teatro di proprietà privata – ha ricordato – e occorre lavorare insieme a Ministero e Comune per farlo risorgere».
Il caso del Petruzzelli, però, non rappresenta un modello da seguire. Per varie ragioni. La prima è la durata dei lavori: il teatro di Bari è stato riaperto 18 anni dopo l’incendio che lo distrusse e il percorso è stato accidentato, segnato da uno scontro tra gli eredi dei proprietari e lo Stato non ancora concluso. Anche per questo nei prossimi giorni le istituzioni locali incontreranno i proprietari della struttura.
Intanto i gestori Sansone e Vanorio hanno ricordato l’urgenza del lavoro e delle maestranze: «Quando si chiude un sipario, l’attore non è più niente. Ora il sipario è chiuso e non sappiamo dove lavorare». Sulle cause dell’incendio attendono gli esiti delle verifiche: «La documentazione era in regola. Vogliamo sapere cosa è successo, ma soprattutto speriamo che il Sannazaro torni alla città, con noi o senza di noi».
Forse proprio queste ultime parole, di generosità estrema in un momento di dolore e lutto, possono diventare la chiave di volta per far rinascere il teatro con un impegno pubblico diretto. Si vedrà. Sull’ipotesi Mediterraneo i gestori prendono tempo: «Ci stiamo pensando. Per adesso ci serve lo spirito per andare avanti, garantire che a Napoli venga restituita quella bomboniera e che venga restituito il lavoro ai ragazzi che lavoravano con noi». La speranza c’è. Quel sipario può tornare ad aprirsi.



















