Trapianto fallito, l’inchiesta si allarga: ore di ansia per il bambino. Fiaccolata a Nola per Domenico

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Bimbo del trapianto fallito
Bimbo del trapianto fallito con la mamma

NAPOLI – Sono ore di lavoro, di apprensione, di dolore. È destinata ad ampliarsi l’inchiesta della Procura di Napoli sul caso del bambino di due anni al quale, il 23 dicembre scorso, all’ospedale Monaldi è stato impiantato un cuore risultato gravemente danneggiato durante il trasporto da Bolzano a Napoli.

All’indomani della pronuncia dell’Heart Team dell’Azienda ospedaliera dei Colli, supportato da esperti provenienti da tutta Italia, che ha stabilito la non trapiantabilità del piccolo, sono attese a Napoli le prime risultanze del fascicolo “parallelo” aperto dalla Procura di Bolzano dopo l’esposto presentato il 13 febbraio da Federconsumatori Campania sia nel capoluogo partenopeo sia in Alto Adige.

La Procura di Bolzano ha avviato un procedimento contro ignoti per il reato di responsabilità colposa per lesioni personali in ambito sanitario. A Napoli, invece, risultano al momento indagate sei persone, tra medici e paramedici, appartenenti all’équipe che si è occupata dell’espianto dell’organo dal donatore pediatrico deceduto a Bolzano, del trasporto del cuore e dell’intervento di trapianto eseguito al Monaldi, nonostante l’organo fosse già irrimediabilmente compromesso al momento dell’arrivo. L’ipotesi di reato è quella di lesioni colpose gravissime. Il nodo centrale dell’indagine riguarda il momento e le modalità del danneggiamento dell’organo e l’individuazione delle eventuali responsabilità.

La ricostruzione dei fatti del 23 dicembre si è arricchita negli ultimi giorni con le dichiarazioni del cardiologo Giuseppe Limongelli, ex direttore del follow up del Monaldi, dimessosi sei giorni dopo il trapianto fallito e ascoltato dai pm di Napoli, oltre che con gli esiti degli audit interni dell’azienda ospedaliera.

Proprio dagli audit emergerebbe che, dopo aver riposto il cuore nel contenitore per il trasporto, i medici del Monaldi giunti a Bolzano avrebbero chiesto di integrare il ghiaccio nel secchiello. L’operazione sarebbe però stata effettuata utilizzando ghiaccio secco anziché ghiaccio ad acqua, un errore che avrebbe provocato il congelamento e il danneggiamento irreversibile dell’organo.

Sulla vicenda è intervenuto anche Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, che ha ricordato il coinvolgimento di un’équipe dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo nel team di consulenza: «Per il piccolo Domenico abbiamo seguito la faccenda con grandissima ansia e angoscia. Purtroppo è stato stabilito che il bambino non era più trapiantabile e abbiamo preso atto con grande dolore delle decisioni dei clinici».

Secondo quanto si apprende, il numero degli indagati potrebbe crescere nelle prossime settimane. Gli atti dell’inchiesta di Bolzano sono infatti destinati ad arrivare a Napoli e non si esclude che possano essere iscritti nel registro degli indagati anche sanitari altoatesini. Le due Procure, che si avvalgono rispettivamente del Nas di Napoli e di Trento, stanno lavorando in stretto coordinamento per fare piena luce su una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica e solleva interrogativi pesanti sulle procedure di conservazione e trasporto degli organi destinati al trapianto. Intanto ieri a Nola, paese d’origine della famiglia, centinaia di persone sono scese in piazza per una fiaccolata a sostegno del piccolo e dei suoi cari.

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