CASERTA – Un presunto sistema collaudato per garantire diplomi facili, costruito attraverso registri alterati e presenze mai avvenute. È quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Procura e culminata con l’ordinanza di misure cautelari interdittive emessa dal gip del Tribunale di Napoli Nord nei confronti di 20 dei 28 indagati. Tra loro figurano responsabili, addetti amministrativi e docenti di un istituto scolastico parificato e di un centro di formazione professionale tra Crispano e Caivano, in provincia di Napoli.
L’ordinanza è stata eseguita dai carabinieri, che hanno acceso i riflettori su quanto sarebbe accaduto, secondo le accuse, all’interno della Scuola Superiore Padre Lanzano di via Provinciale Aversa a Crispano e dell’Isep School, istituto professionale di via Camillo Benso Cavour a Caivano. Al centro dell’indagine vi sarebbero condotte di falso legate alla frequenza scolastica di numerosi minorenni, ancora soggetti all’obbligo d’istruzione.
Secondo quanto ricostruito, nei registri ufficiali sarebbero stati riportati voti e presenze di studenti in realtà sistematicamente assenti dalle lezioni. Alcuni di loro risultavano formalmente iscritti mentre erano impegnati esclusivamente in percorsi di formazione professionale presso il centro; altri sarebbero stati avviati precocemente al lavoro. Parallelamente, presso l’istituto parificato sarebbero stati falsificati i curriculum scolastici attestanti l’assolvimento dell’obbligo formativo.
Le indagini avrebbero inoltre fatto emergere l’esistenza di accordi illeciti tra i vertici dell’istituto parificato e quelli del centro di formazione. In base all’ipotesi accusatoria, alle famiglie dei minori venivano proposti sconti sulle rette in cambio dell’iscrizione o del trasferimento degli studenti, in un meccanismo finalizzato – secondo la Procura – a garantire profitti crescenti attraverso il rilascio di titoli non supportati da un reale percorso didattico.
Un sistema che, se confermato, avrebbe inciso non solo sulla regolarità amministrativa, ma soprattutto sul diritto all’istruzione dei giovani coinvolti, privati di un’effettiva formazione scolastica. Le misure interdittive mirano ora a interrompere le attività contestate e a tutelare la correttezza dei percorsi educativi, mentre l’inchiesta prosegue per accertare responsabilità ed eventuali ulteriori coinvolgimenti.




















