TUTTI I NOMI E FOTO. Azzerato il clan Gagliardi di Mondragone: 21 arresti

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Il boss 'Mangianastri' Angelo Gagliardi, Luciano Santoro e Alessandro De Pasquale
Il boss 'Mangianastri' Angelo Gagliardi, Luciano Santoro e Alessandro De Pasquale

MONDRAGONE – Tutt’altro che defunto. Anzi, ancora attivo, molto dinamico, radicato sul territorio, armato e deciso a rafforzarsi. È l’identikit del gruppo Gagliardi – erede del clan La Torre – delineato dall’inchiesta dei carabinieri del Reparto territoriale di Mondragone e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Su disposizione del gip Maria Laura Ciollaro, ieri mattina sono state eseguite 21 misure cautelari: 13 persone sono finite in carcere, 5 agli arresti domiciliari e per 3 è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Altre quattro persone risultano indagate a piede libero.

La Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, contesta a vario titolo i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, incendio, detenzione illegale di armi, spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, minacce e lesioni. L’attività investigativa, avviata nel 2023 e condotta dai militari dell’Arma diretti dal tenente colonnello Antonio Bandelli, avrebbe fatto emergere – secondo l’accusa – l’esistenza di una struttura criminale stabile, diretta dal boss Angelo Gagliardi, detto Mangianastri. Nonostante lo stato di detenzione, Gagliardi – sempre secondo la ricostruzione investigativa – avrebbe continuato a impartire ordini dal carcere agli affiliati rimasti in libertà, mantenendo il controllo sulle attività illecite e sulle dinamiche interne al gruppo.

Nel corso delle indagini sono stati documentati numerosi episodi estorsivi ai danni di imprenditori e operatori commerciali della zona. Le richieste di denaro sarebbero state accompagnate, in alcuni casi, da aggressioni fisiche e incendi di autovetture. Parte dei proventi, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stata destinata al sostentamento dei detenuti ritenuti contigui al clan, alimentando così una cassa comune funzionale al rafforzamento dell’organizzazione.

L’inchiesta ha inoltre consentito di sventare la programmazione di un grave atto intimidatorio. Alcuni aspiranti affiliati, per dimostrare la propria fedeltà e ottenere l’ingresso nel sodalizio, avrebbero dovuto esplodere colpi d’arma da fuoco contro la caserma del Reparto Territoriale dei carabinieri di Mondragone. L’azione non si è concretizzata grazie alla predisposizione di adeguate misure di difesa passiva e a mirati servizi di prevenzione attivati dall’Arma.

Accertata anche una strutturata attività di spaccio di sostanze stupefacenti – prevalentemente cocaina, crack e hashish – ritenuta la principale fonte di guadagno dell’organizzazione. All’attività avrebbero preso parte anche soggetti esterni al clan. Migliaia le cessioni documentate dagli investigatori, spesso effettuate attraverso una vera e propria rete di consegne a domicilio: una piccola flotta di scooter consentiva agli spacciatori di raggiungere rapidamente gli acquirenti, replicando un servizio ‘delivery’.

Nel corso dei riscontri investigativi sono stati sequestrati complessivamente 1.100 grammi di cocaina e 500 grammi di hashish, oltre a una pistola Beretta calibro 7,65 con serbatoio e 9 cartucce e una pistola Beretta modello 84, anch’essa completa di serbatoio e 36 cartucce dello stesso calibro. I provvedimenti eseguiti sono misure cautelari disposte nella fase delle indagini preliminari. I destinatari potranno presentare ricorso e sono tutti da ritenere presunti innocenti fino a sentenza definitiva. Già questa mattina sono stati previsti i primi interrogatori di garanzia. Tra chi ha ricevuto l’ordine di carcerazione c’è anche Мahmoud Mohamed, ma si trovava in Germania. A quanto ci risulta, però, nelle prossime ore dovrebbe far ritorno in Italia. Nel collegio difensivo gli avvocati Antonio Miraglia, Luigi Mordacchini, Angelo Raucci, Gaetano Laiso ed Edmondo Caterino.

Arresti Clan Gagliardi

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