NAPOLI – Un duro colpo alla camorra è stato inferto all’alba di ieri a Scampia. Durante il blitz scattato su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea, sono stati arrestati 15 indagati ritenuti affiliati al clan Raia. Sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti, reati tutti aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.
Spediti in carcere Costantino Raia, Pasqualina Raia, Giovanni Raia, Patrizio Raia, Francesco Raia, Francesco Esposito, Vincenzo Gemito, Pietro Gemito, Ciro Gabriele, Massimiliano Parlato, Antonio Garzia, Luigi Ruffo, Carmela Ruggiero, Tommaso Rusciano e Salvatore Russo (IN CALCE ALL’ARTICOLO TUTTE LE FOTOGRAFIE)
L’operazione è stata condotta dagli uomini della Squadra Mobile di Napoli, guidati dal capo Giovanni Leuci e dal vice questore Giuseppe Sasso, in sinergia con i carabinieri del Nucleo Operativo della compagnia Stella. Le indagini, coordinate dalla Dda, hanno consentito di ricostruire nel dettaglio la piena operatività del clan Raia sul territorio di Scampia, in particolare nelle aree note come “Chalet Bakù” e “Oasi del Buon Pastore”.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti investigativi, il clan Raia, nato inizialmente come articolazione del più ampio clan Notturno, avrebbe progressivamente conquistato una propria autonomia criminale, strutturandosi in modo stabile e capillare. Una crescita che gli inquirenti attribuiscono a una solida organizzazione interna e a un controllo costante del territorio, esercitato anche attraverso azioni di forza finalizzate a riaffermare il predominio del sodalizio criminale.
Fulcro delle attività illecite del clan era la gestione di diverse piazze di spaccio, operative senza soluzione di continuità. Le piazze erano dedite alla vendita quotidiana di svariate tipologie di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, hashish, crack e kobret, una droga particolarmente diffusa negli ultimi anni. Lo spaccio rappresentava la principale fonte di guadagno del gruppo, con introiti significativi e regolari.
Le indagini hanno inoltre fatto luce sui meccanismi economici interni al clan, in particolare sulla spartizione dei proventi illeciti e sulla gestione di una cassa comune. Quest’ultima veniva utilizzata per il sostentamento degli affiliati, sia di quelli in libertà sia di quelli detenuti, attraverso il pagamento delle cosiddette “mesate”, un sistema tipico delle organizzazioni mafiose volto a garantire assistenza e fedeltà agli affiliati.
Nel corso delle perquisizioni successive agli arresti, i carabinieri hanno sequestrato un ingente quantitativo di droga e diverse armi. In particolare, sono stati rinvenuti 1 chilo e 100 grammi di kobret, 50 grammi di cocaina, 495 grammi di hashish e 100 grammi di crack. Sequestrate anche due pistole: una con matricola abrasa e un’altra risultata rubata, ulteriore conferma della pericolosità del gruppo criminale e della sua capacità di armarsi.
L’operazione rappresenta un importante risultato nella lotta alla camorra a Scampia, territorio da tempo al centro di complesse dinamiche criminali, e conferma l’attenzione costante delle forze dell’ordine e della magistratura nel contrasto alle organizzazioni mafiose radicate nel tessuto urbano.























