Zannini, la Procura non si arrende. Impugnato il no del gip alla custodia cautelare per il consigliere regionale

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Giovanni Zannini ed Enzo Iodice
Giovanni Zannini ed Enzo Iodice

CASERTA – Gli interventi di Zannini per evitare la perdita dei fondi Invitalia – oltre 10 milioni di euro – destinati alla società Spinosa per costruire un megacaseificio a Cancello ed Arnone (finito sotto sequestro) e la presunta “ricompensa” della gita in yacht a Capri: è questo il cuore dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Bruni.

Un’indagine complessa e ampia che ha portato a contestare al consigliere regionale e agli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, patron di Spinosa, le accuse di truffa e corruzione. L’attività investigativa, condotta dai carabinieri di Aversa, ha però toccato anche un altro fronte: le presunte pressioni che, secondo gli inquirenti, lo stesso Zannini avrebbe esercitato nel 2023 per spingere alle dimissioni il direttore sanitario dell’Asl di Caserta, Vincenzo Iodice.

Su questo segmento, il gip Daniela Vecchiarelli, a differenza del filone sul caseificio, lo scorso 2 marzo non ha ritenuto sussistenti esigenze cautelari nei confronti del politico. Decisione impugnata nei giorni scorsi dal pm Giacomo Urbano, titolare dell’indagine. Il magistrato è convinto che ci siano gli estremi anche su questa vicenda per la custodia cautelare: l’appello sarà discusso ad aprile.

Secondo la Procura, Zannini – allora consigliere regionale vicino al presidente De Luca (oggi in Forza Italia) – con il coinvolgimento di Antonio Postiglione, all’epoca dirigente regionale della sanità, avrebbe imposto a Iodice un aut aut: trasferirsi all’ospedale San Pio di Benevento oppure lasciare l’incarico.

Alla base, sempre secondo l’accusa, ci sarebbe una serie di contrasti. Iodice avrebbe respinto indicazioni ritenute “politiche”, tra cui alcune nomine e la gestione di pratiche interne considerate clientelari. Il direttore sanitario avrebbe anche tentato di limitare il peso dei referenti politici nei rapporti con l’Asl, predisponendo una comunicazione – mai inviata – per invitare i dipendenti a utilizzare esclusivamente i canali amministrativi.

Una linea che avrebbe incrinato definitivamente i rapporti, fino alle dimissioni del 26 settembre 2023, con l’ipotesi di sostituirlo con una figura più “allineata”.

Si tratta di uno dei passaggi più rilevanti dell’inchiesta, che aveva spinto i pm a contestare la concussione a Zannini e a Postiglione (indagato a piede libero). Il gip, però, non ha ritenuto l’impianto sostenuto da elementi sufficienti: i fatti descritti possono indicare un uso distorto della funzione pubblica, ma non risultano adeguatamente riscontrati sul piano probatorio. Per questo non sono stati ravvisati i gravi indizi necessari. Una tesi che dovranno ora rivalutare i giudici partenopei.

Intanto, già ieri, davanti al Tribunale del Riesame si è discussa la misura cautelare sul filone principale, quello dei fondi Invitalia. Un’udienza durata circa cinque ore, durante la quale le difese – gli avvocati Angelo Raucci, Mario Griffo, Giuseppe Stellato e Vincenzo Maiello – hanno chiesto l’annullamento del provvedimento relativo alle accuse di truffa e corruzione disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Il Riesame è stato chiamato a pronunciarsi sul divieto di dimora in Campania e nelle regioni limitrofe per Zannini e su quello limitato al territorio campano per Luigi e Paolo Griffo. Fino a tarda serata, le parti interessate non avevano ancora ricevuto notizie dal collegio che ha esaminato il caso.

Ad ogni modo, il quadro accusatorio resta invariato: da un lato le presunte manovre per sbloccare l’iter del caseificio e ottenere i fondi pubblici, dall’altro il capitolo delle pressioni nella sanità.

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