Editoria, tensione tra il governo e l’Inpgi. Crimi: “Nessun intervento prima degli Stati generali”

L'esecutivo intanto continua a prendere tempo in attesa che le proprie richieste di "cambiamento" vengano attuate

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

MILANO – Sale forte la tensione tra governo e Inpgi. Al punto che sembra ormai essersi creato un solco con l’istituto di previdenza dei giornalisti, già alle prese con importanti difficoltà a far quadrare i bilanci. Mentre l’esecutivo continua a prendere tempo in attesa che le proprie richieste di “cambiamento” vengano attuate.

Tensioni tra il governo e l’Ordine dei giornalisti

Il clima è difficile, come confermano le parole del sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi, durante una tavola rotonda con il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, e altri esponenti della categoria, a Torino, per l’ultima edizione del Festival di giornalismo alimentare.

Il dossier Inpgi, la discussione agli Stati generali

Sollecitato sul tema pensionistico, in particolare sulla proposta dell’istituto di allargare la base di contribuenti anche ad altre figure di operatori della comunicazione, l’esponente M5S ha stoppato ogni discorso. “Siamo pronti e prendere in mano il dossier Inpgi, anche per un eventuale allargamento ai comunicatori”, ma di tutto si discuterà agli Stati generali dell’informazione, che si apriranno a marzo e dureranno qualche mese, proprio per passare al vaglio tutte le problematiche della professione giornalistica.

Il braccio di ferro tra Crimi e il cda dell’Inpgi

Il punto di caduta del braccio di ferro è l’impossibilità per Crimi, dunque per il governo, di nominare i propri rappresentanti nel Consiglio di amministrazione dell’Inpgi. Per legge, infatti, due dei 16 membri del board devono essere indicati dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Al momento, però, in quei ruoli ci sono, rispettivamente, Mauro Marè e Antonio Funiciello, scelti nella scorsa legislatura.

Il governo non riesce a inserire uomini di fiducia

Ai giallo-verdi, dunque, non è stata data ancora la possibilità di inserire uomini di propria fiducia, che possano fare il quadro completo della situazione dell’istituto. Lo riferiscono fonti qualificate della maggioranza. Spiegando che questo è un elemento di forte irritazione dell’attuale governo, che si è visto recapitare delle proposte – presentate come risolutive dei gravi problemi economici – prima ancora di poter capire, dall’interno, come ‘stanno davvero le cose’.

Editoria, il sottosegretario apre al dialogo

Al momento, quindi, il dialogo tra istituzioni e Inpgi, è pressoché nullo. O, quantomeno, prossimo allo zero. Il tempo, intanto, scorre e i problemi restano ancora senza una soluzione. Crimi si dice pronto a sedere al tavolo delle trattative per vagliare tutte le proposte che saranno messe in campo. Ma prima attende un gesto ‘distensivo’ da parte dei vertici dell’istituto di previdenza e dai membri del suo Cda. Le parti, dunque, sono decisamente lontane e la preoccupazione del settore cresce sempre di più.

(LaPresse/di Dario Borriello)

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