Servizio civile presso la Croce Rossa, reclutato il figlio della presidente

Caserta. Ingaggio da 439 euro al mese. La selezione, causa pandemia, è stata interna alle stesse associazioni proponenti

CASERTA – Si stanno chiudendo, in queste settimane, le operazione per l’individuazione dei giovani che intendono partecipare ai bandi del servizio civile universale. Un lavoro non privo di difficoltà, con il Covid che ha stravolto anche le regole per l’accesso ai progetti. A causa della pandemia, infatti, per la prima volta i colloqui dei giovani volontari sono stati ‘gestiti’ direttamente dalle associazioni che riceveranno, per la realizzazione dei progetti, i fondi stanziati dalla presidenza del Consiglio.

Negli anni scorsi la selezione era invece gestita dall’Amesci, l’agenzia governativa creata per la coordinazione dei progetti di volontariato. I giovani che saranno selezionati riceveranno 439,50 euro al mese per un anno, il periodo in cui è previsto lo svolgimento delle attività. Tra le più attive, sul fronte del volontariato giovanile c’è la Croce Rossa Italiana che ha avviato in sei regioni, ben 36 progetti destinati ad oltre 500 giovani, dai 18 ai 29 anni. Tra i 40 comitati della Croce Rossa Italiana attivi su questo fronte, c’è anche quello di Caserta.

La premessa fondamentale è che la Croce Rossa odierna è profondamente diversa rispetto a quella di un decennio fa, a causa della privatizzazione avviata dal Governo nazionale e gestita dall’attuale presidente nazionale Francesco Rocca. Contro di lui e la privatizzazione si ingaggiò una lunga battaglia con gli esponenti storici della Croce Rossa, come il primario dell’Ospedale di Caserta, Aniello Leonardo Caracciolo che, come molti altri, pagò lo scotto con la fine della loro collaborazione decennale con la Croce Rossa. Dal momento della privatizzazione tutto è cambiato nella gestione e non sempre in meglio. Su tutte ricordiamo il caso della vecchia responsabile locale della Croce Rossa, Pia Cigliano, attualmente a processo per un ammanco nella gestione della Croce Rossa laziale di circa 300mila euro.

E qui possiamo tornare al sevizio civile universale. Il comitato casertano della Croce Rossa, presieduto da Teresa Natale, ha previsto il progetto ‘Con noi sì’ e il reclutamento di 8 giovani volontari. Come detto all’inizio, quest’anno, a causa del Covid, le selezioni sono state gestite direttamente dal comitato locale. Le selezioni in presenza hanno dato il loro risultato e i giovani Alessandro Lamberti, Giovanni Barbarese, Giovanni Diodato, Naomi Scialla, Nunzio Pastore, Antonio Ianniello, Enrico Nazzaro e Antonio Esposito, sono stati selezionati per partecipare al progetto (altri 6 sono rimasti fuori).

Ci hanno segnalato, non con poca indignazione, che Nunzio Pastore è il figlio della presidente del comitato locale Teresa Natale. L’operazione, però, non è ‘fuori legge’. Consultando il bando del servizio civile universale non è prevista, tra l’elenco dei requisiti, quello di non essere parente del presidente dell’associazione che propone il progetto. Oddio, forse alla presidenza del consiglio dei Ministri non hanno ritenuto contemplabile una opzione del genere per una questione di ‘opportunità’. Ieri abbiamo cercato di contattare, senza molto successo, la presidente Natale per chiederle qualche informazione in più. Senza nulla togliere alla regolarità della selezione effettuata e al fatto che il giovane Nunzio Pastore sia stato ‘equamente’ giudicato dalla Croce Rossa di Caserta, tutto si riduce a quella parola ‘opportunità’ che perfino dalle parti della presidenza del Consiglio danno certamente per ‘acquisita’ e ‘scontata’. Ma ancora una volta un caso casertano dimostra che non è così.

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