Cybersicurezza, Gabrielli: “Strategia al via dopo il ritorno di Draghi dagli Usa, c’è anche un Cts”

"Dopo il ritorno del premier Draghi dagli Stati Uniti avremo un comitato interministeriale"

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Foto Fabio Cimaglia / LaPresse Nella foto Franco Gabrielli

ROMA – Il perimetro c’è, ora si attende solo il via al piano nazionale sulla cybersicurezza che dovrebbe arrivare a breve, al massimo entro fine maggio: “Dopo il ritorno del premier Draghi dagli Stati Uniti avremo un comitato interministeriale” che di fatto “formalizzerà la strategia e immediatamente dopo il presidente del consiglio la renderà pubblica”, ha annunciato il sottosegretario con delega alla sicurezza, Franco Gabrielli, a margine del suo intervento al Cybertech Europe 2022 a Roma.

“La strategia contiamo sia editata da Draghi entro maggio. Ha riguardato i ministeri e i vari soggetti che ne faranno parte. Avrà un numero di azioni, obiettivi e chi fa che cosa”, sottolinea Gabrielli che ha anche annunciato come a supporto dell’Agenzia di Cybersicurezza nazionale guidata da Roberto Baldoni “ci sarà anche un Comitato tecnico scientifico”, che sarà “un luogo di concertazione e condivisione. Ne stiamo definendo la composizione assieme al direttore generale Roberto Baldoni. Non avrà nulla di assembleare e pletorico ma sarà rappresentato dal mondo dell’industria, della ricerca e accademico”.

Sicurezza cyber che è considerata “una precondizione per garantire la tranquillità e l’ordinato vivere civile”, prosegue il sottosegretario, ben attento a specificare che “i fondi non bastano mai” ma ancor più importante sarà “saperli spendere, perché come abbiamo visto su alcune critiche al Pnrr, i soldi ci sono ma poi bisogna spenderli in tempo utile e per cose utili”.

Al fianco dell’Acn un ruolo lo ricoprirà senz’altro Leonardo, azienda privata partner di governi, amministrazioni della Difesa, istituzioni e imprese, il cui amministratore delegato Alessandro Profumo, ricorda: “La sicurezza informatica è salita in cima all’agenda europea: è una delle priorità del piano di ripresa dell’UE”, sottolinea Profumo, secondo il quale al settore andrebbe destinata anche una parte dei fondi destinati alle armi: “Penso di sì, perché se è un dominio, per definizione fa parte della Difesa”.

di Simone Di Stefano

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