I NOMI. Spari per debiti di droga, arrestati un 44enne ed un 39enne a Giugliano

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Aniello Di Biase e Roland Leshi

GIUGLIANO – Le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli e dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della guardia di finanza hanno rivelato la vera dinamica di una sparatoria inizialmente denunciata come una tentata rapina. Il ferito, un cittadino albanese, aveva raccontato di essere stato vittima di un assalto sull’Asse mediano, ma le indagini hanno smascherato la menzogna: l’uomo era rimasto coinvolto in un regolamento di conti per debiti di droga e fu colpito da tre proiettili durante una lite con un pregiudicato affiliato al clan Mallardo.

Ieri mattina, le forze dell’ordine hanno arrestato i due protagonisti della vicenda: Roland Leshi, classe 1981, e Aniello Di Biase, classe 1985, entrambi già noti alle forze dell’ordine. I due sono accusati di tentato omicidio, porto abusivo di armi e traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso. Difesi dall’avvocato Luigi Poziello del Foro di Napoli Nord, si trovano ora detenuti nel carcere di Secondigliano, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Dalle indagini è emerso che la sparatoria non è avvenuta in strada, bensì all’interno dell’abitazione di Aniello Di Biase. Leshi, dopo essere stato colpito gravemente da tre colpi di pistola, era riuscito a disfarsi dell’arma e a fuggire, raggiungendo l’ospedale di Giugliano, dove i medici gli salvarono la vita. Nonostante le ferite agli organi vitali e una prognosi di 30 giorni, l’uomo aveva presentato una falsa denuncia, dichiarando di essere stato vittima di un tentativo di rapina.

Tuttavia, l’inchiesta ha dimostrato che l’aggressione era legata al traffico di cocaina e crack e che i due arrestati avevano un rapporto diretto nel mondo dello spaccio. Il gip di Napoli ha accolto la richiesta della Direzione distrettuale antimafia, rappresentata dal sostituto procuratore Lucio Giugliano e dal procuratore aggiunto Sergio Amato, disponendo la detenzione in carcere per entrambi gli indagati. L’aggravante del metodo mafioso sottolinea il contesto criminale in cui è maturato l’episodio, confermando ancora una volta la pericolosità delle faide interne ai gruppi malavitosi per il controllo del traffico di droga nella periferia partenopea. Resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva di condanna, ma la vicenda conferma la pervasività della criminalità organizzata nel territorio e la necessità di un costante impegno delle forze dell’ordine per contrastare la violenza e il traffico di stupefacenti.

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