Taranto: progetto per la tutela delle cozze locali

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Mitilicoltura sostenibile
Mitilicoltura sostenibile

È stato presentato a Taranto un ambizioso piano di recupero ambientale che punta a salvare la storica mitilicoltura del golfo. Il progetto, battezzato “Poseidon Resiliente”, utilizzerà tecnologie all’avanguardia per ripristinare i banchi di cozze messi a dura prova da inquinamento e cambiamenti climatici.

La mitilicoltura tarantina, eccellenza internazionale, affronta da decenni sfide enormi. Al fardello dell’inquinamento storico si sono aggiunte le nuove minacce della crisi climatica globale.

L’aumento della temperatura del mare e l’acidificazione degli oceani sono un pericolo diretto per i mitili. Questi fenomeni ostacolano la formazione del guscio e riducono la sopravvivenza delle larve, minando il ciclo riproduttivo.

“Poseidon Resiliente” proporrà una soluzione integrata, basata su speciali “culle per la biodiversità”. Si tratta di strutture sottomarine modulari realizzate con un biocomposito innovativo, a pH neutro e biodegradabile.

Queste strutture saranno immerse in aree strategiche, agendo come substrato ideale per l’attecchimento delle larve di cozza. Le nuove installazioni manterranno i giovani mitili sollevati dal fondale, proteggendoli da eventuali contaminanti nei sedimenti.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Università di Bari e il consorzio dei mitilicoltori locali. Le strutture sono state progettate anche per favorire un micro-habitat complesso, potenziando la biodiversità complessiva.

“Non stiamo solo ‘seminando’ nuove cozze, ma ricostruendo le fondamenta di un ecosistema più resiliente”, ha dichiarato la professoressa Elena De Santis, coordinatrice scientifica. “Il materiale usato contrasta localmente l’acidificazione, offrendo un vantaggio ai molluschi in crescita.”

L’obiettivo è duplice: salvaguardia ecologica di una specie chiave, data la sua capacità di filtrare l’acqua, e sostegno economico a un settore vitale per la città. Il piano prevede un monitoraggio costante per una fase pilota di tre anni.

Se i risultati saranno positivi, il modello di Taranto potrà essere replicato in altre aree costiere del Mediterraneo, trasformando una crisi in un’opportunità di innovazione e sviluppo sostenibile.

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