È stato presentato ufficialmente il “Progetto Rinascita Appennino”, un ambizioso piano di riforestazione che prevede la messa a dimora di cinque milioni di nuovi alberi lungo l’intera dorsale appenninica, dal nord al sud Italia. L’iniziativa, finanziata con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è stata concepita come una risposta strategica agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.
Negli ultimi decenni, vaste aree dell’Appennino hanno subito un progressivo degrado a causa di eventi meteorologici estremi, incendi e un abbandono delle pratiche agricole montane. Questo ha portato a un aumento del rischio di frane e alluvioni, minacciando la sicurezza delle comunità locali e la stabilità del territorio. La perdita di copertura forestale ha inoltre impoverito la straordinaria biodiversità che caratterizza questi ecosistemi.
Il piano si concentrerà sul rimboschimento di aree critiche, utilizzando esclusivamente specie arboree e arbustive autoctone, come faggi, cerri, aceri e sorbi. La selezione delle piante è stata curata da un comitato scientifico per garantire la massima resilienza dei nuovi boschi e la loro capacità di integrarsi con gli ecosistemi esistenti. Il progetto vedrà il coinvolgimento attivo delle comunità locali, delle scuole e di associazioni di volontariato.
“Non si tratta solo di piantare alberi, ma di ricostruire un patto tra l’uomo e la montagna”, ha dichiarato la ministra per la Transizione Ecologica durante la conferenza stampa. “Ogni albero sarà un piccolo presidio contro il dissesto idrogeologico e un tassello per il futuro verde del nostro Paese. Abbiamo previsto un monitoraggio costante per i prossimi vent’anni per assicurarci del successo dell’operazione.”
I benefici attesi sono molteplici e andranno ben oltre la semplice stabilizzazione dei versanti. Le nuove foreste contribuiranno significativamente all’assorbimento di anidride carbonica, mitigando l’effetto serra a livello locale e nazionale. Si prevede inoltre un miglioramento della qualità delle acque e la creazione di nuovi corridoi ecologici per la fauna selvatica, favorendo il ritorno di specie che si erano allontanate.
Il progetto avrà anche una ricaduta economica positiva. La gestione delle aree rimboschite, la manutenzione e le attività di monitoraggio creeranno nuove opportunità di lavoro qualificato nelle aree interne, spesso colpite da spopolamento. Si punta a sviluppare un turismo sostenibile, legato all’escursionismo e all’osservazione della natura, che possa valorizzare il patrimonio ambientale rinnovato.
Le prime operazioni di messa a dimora inizieranno nel prossimo autunno, stagione più propizia per l’attecchimento delle giovani piante. Il completamento del piano è previsto entro il 2026, in linea con le scadenze europee. Questo imponente sforzo collettivo rappresenta una delle più grandi opere di ingegneria naturalistica mai realizzate in Italia, un investimento concreto per la sicurezza e la salute del territorio.






















