Venezuela: attacco USA per il controllo del petrolio

165
Guerra petrolio
Guerra petrolio

Il presidente Donald Trump ha rivendicato la responsabilità degli Stati Uniti per le esplosioni che hanno scosso Caracas. L’annuncio, diffuso tramite il social network Truth, ha confermato un’operazione militare su larga scala il cui movente, secondo le parole dello stesso Nicolás Maduro, sarebbe una “guerra coloniale” per il controllo delle vaste risorse strategiche del Paese, in particolare il petrolio.

L’operazione ha portato alla cattura di Maduro e della moglie, trasferiti fuori dal territorio venezuelano. La notizia dell’arresto è stata confermata dal senatore repubblicano Mike Lee, informato dal Segretario di Stato Marco Rubio, specificando che il leader venezuelano sarà processato negli Stati Uniti. L’attacco è iniziato intorno all’1:50 del mattino, quando almeno sette deflagrazioni sono state registrate in città, accompagnate da aerei a bassa quota che avrebbero sganciato ordigni.

La natura degli obiettivi colpiti solleva gravi preoccupazioni per l’impatto ambientale. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha diffuso un elenco di siti che includerebbe infrastrutture militari e civili. Un conflitto per il dominio delle risorse fossili porta con sé il rischio di danni a raffinerie e oleodotti, con possibili sversamenti di greggio e incendi che minaccerebbero ecosistemi e popolazione.

La reazione della comunità internazionale è stata divisa. Mentre nazioni come l’Italia hanno adottato una linea di cauto monitoraggio, gli alleati storici di Caracas hanno condannato l’aggressione. Cuba, Russia e Iran hanno espresso forte opposizione. Anche ex partner regionali come Brasile e Colombia, pur criticando il governo venezuelano, si sono dichiarati contrari a una soluzione armata imposta dall’esterno, isolando la posizione di Washington.

L’intervento non gode di solido consenso nemmeno negli Stati Uniti. Un sondaggio di CBS News ha rivelato che il 70% degli americani si è detto contrario a un’azione armata. La cattura del presidente non garantisce una transizione pacifica: l’oppositrice María Corina Machado è una figura controversa e l’esercito venezuelano ha giurato di non arrendersi. Questo scenario prefigura un prolungamento delle ostilità, aumentando il rischio di una crisi umanitaria ed ecologica.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome