Ikea: il servizio per mobili usati ha molti limiti

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Sostenibilità apparente
Sostenibilità apparente

Molte aziende hanno utilizzato strategie basate su sostenibilità ed economia circolare per fidelizzare la clientela, proponendo iniziative che sembrano unire un buon affare a un’azione positiva per l’ambiente. Un’analisi più approfondita, tuttavia, ha spesso rivelato una realtà molto diversa da quella promessa.

Il servizio “Riporta e Rivendi” proposto da Ikea si è presentato come un esempio di questa tendenza. Con lo slogan “Perché lasciare che i tuoi mobili Ikea finiscano in discarica?”, il programma ha cercato di posizionarsi come una scelta ecologica, ma le sue modalità operative hanno sollevato dubbi sulla sua effettiva convenienza per il consumatore.

Il funzionamento del programma è strutturato in più fasi. Inizialmente, il cliente ottiene una prima valutazione online del proprio mobile Ikea attraverso uno strumento sul sito dell’azienda. Successivamente, deve trasportare a proprie spese il prodotto in un punto vendita fisico. Qui, la valutazione iniziale può subire una significativa riduzione, come accade di frequente in questi processi. Al termine della verifica, il cliente non riceve denaro, ma una “Carta Reso” da spendere per l’acquisto di nuovi articoli Ikea.

Da questa operazione, l’azienda svedese ha tratto un duplice vantaggio. In primo luogo, ha rafforzato la fedeltà del cliente, legandolo a futuri acquisti tramite il buono spesa. In secondo luogo, ha potuto guadagnare dalla successiva rivendita del mobile ritirato, che di fatto viene pagato con uno sconto su altri suoi prodotti.

Per il consumatore, i vantaggi teorici si scontrano con numerose controindicazioni. L’opportunità di liberarsi di un arredo inutilizzato è compromessa dal fatto che il corrispettivo non è in denaro contante. Un buono spesa limita la libertà di scelta, obbligando a reinvestire nell’ecosistema Ikea. La vendita diretta su marketplace online o presso mercatini dell’usato avrebbe garantito non solo un ricavo potenzialmente maggiore, ma anche liquidità spendibile ovunque.

Un’altra criticità riguarda la logistica. L’assenza di un servizio di ritiro a domicilio ha costretto il cliente a farsi carico del trasporto, un’operazione non banale considerando le dimensioni dei mobili. Poiché i negozi Ikea sono spesso situati in aree periferiche, i costi di carburante e il tempo impiegato per il viaggio hanno talvolta superato il valore stesso della “Carta Reso” ottenuta.

Inoltre, il valore effettivo riconosciuto da Ikea è risultato quasi sempre inferiore a quello di mercato. L’azienda ha imposto anche regole molto stringenti per l’accettazione dei prodotti: il mobile deve essere in buone condizioni, montato perfettamente, non modificato, pulito e completo di etichetta originale.

A fronte di questi vincoli, sono emerse alternative più convenienti e realmente sostenibili. Vendere in autonomia il proprio mobile usato, donarlo a enti di beneficenza o riciclarlo correttamente sono state considerate scelte non solo più vantaggiose economicamente, ma anche più coerenti con un autentico spirito di economia circolare.

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