Alta Velocità: in Italia 2 treni su 3 sono in ritardo

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Ritardi strutturali
Ritardi strutturali

Il sistema dell’Alta Velocità in Italia ha mostrato una preoccupante inaffidabilità nel corso del 2024, minando la sua funzione di alternativa ecologica al trasporto privato. Secondo il dossier “Altra Velocità 2024”, che ha analizzato i dati di puntualità di Trenitalia, ben due treni su tre monitorati (il 66%) sono arrivati a destinazione in ritardo. Questo dato non solo certifica un disservizio per i passeggeri, ma rappresenta un grave ostacolo alla transizione verso una mobilità più sostenibile.

Su un campione di 90.425 convogli, solo un terzo ha rispettato l’orario. Complessivamente, i minuti di ritardo accumulati hanno raggiunto la cifra di 973.881, l’equivalente di 676 giorni, ovvero quasi un anno e dieci mesi di tempo perso. Un’inefficienza che scoraggia l’uso del treno, spingendo i cittadini a preferire l’auto o l’aereo, mezzi con un impatto ambientale notevolmente superiore.

L’analisi ha dimostrato che il problema è strutturale e persistente durante tutto l’anno. Non sono esistiti mesi “virtuosi”: persino ad agosto, il periodo con la performance migliore, la puntualità si è fermata al 47%. Proprio durante l’estate, i tempi di percorrenza vengono spesso allungati per lavori di manutenzione, una pratica che maschera le criticità operative aumentando artificialmente i margini di tolleranza.

Le performance variano a seconda del servizio. I treni Frecciabianca sono risultati i più penalizzati, con il 73% di convogli in ritardo, seguiti dai Frecciargento con il 71%. Anche i Frecciarossa, pur con numeri leggermente migliori, hanno registrato ritardi nel 65% dei casi. Essendo la tipologia di treno più numerosa (81.544 corse su 90.425), il loro andamento incide in modo decisivo sulla statistica generale.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i disservizi non si concentrano solo nei giorni di picco. Le percentuali di ritardo nei giorni feriali sono rimaste costanti, oscillando tra il 66,8% del lunedì e il 68,9% del venerdì. Questo andamento suggerisce che le cause sono legate a fragilità infrastrutturali della rete, piuttosto che a semplici volumi di traffico. Una rete così inaffidabile non può essere considerata una spina dorsale per la mobilità verde del paese.

La mappa delle criticità evidenzia come i ritardi si concentrino su specifici corridoi e nodi strategici. Le tratte a lunga percorrenza, come quelle che collegano Reggio Calabria con Milano o Torino, sono le più esposte, poiché sommano le debolezze di più segmenti infrastrutturali lungo il viaggio.

L’impatto di questa situazione non è solo temporale, ma anche economico e ambientale. Il dossier ha stimato che, applicando le normative sui rimborsi, Trenitalia avrebbe potuto riconoscere indennizzi per 90,2 milioni di euro. Ma il costo più alto è quello ecologico: ogni viaggiatore che, sfiduciato, sceglie un mezzo più inquinante vanifica gli sforzi per ridurre le emissioni nel settore dei trasporti.

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