In natura esistono eccezioni a quasi ogni regola. Si pensava, per esempio, che tutti gli anfibi deponessero uova, ma un genere di rospi endemico della Tanzania, chiamato Nectophrynoides, ha smentito questa convinzione. Questi animali hanno la caratteristica unica di essere ovovivipari: danno alla luce piccoli già formati, che non attraversano la fase di girino.
A questa famiglia si sono appena aggiunti tre nuovi membri. Uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Vertebrate Zoology, ha infatti descritto tre nuove specie appartenenti a questo genere, portando a nuove riflessioni sulla loro biologia e conservazione.
Il genere Nectophrynoides fu descritto per la prima volta un secolo fa. Tuttavia, fino a pochi anni fa si riteneva che includesse una sola specie, Nectophrynoides viviparus, classificata nel 1905 ancora prima che il genere stesso venisse formalmente istituito.
Circa dieci anni fa, una ricerca pubblicata sulla rivista Evolution ha messo in discussione questa unicità. Lo studio ha suggerito che il genere potesse contenere in realtà diverse specie distribuite sul territorio del paese africano, dando il via a una vera e propria caccia scientifica.
Da quel momento, gli scienziati hanno intensificato le ricerche, arrivando a identificare un totale di 16 specie, incluse le tre appena annunciate. La svolta è arrivata grazie a una tecnica innovativa nota come “museonomica”.
Questo approccio consiste nello studiare il DNA di una specie analizzando esemplari conservati per decenni nelle collezioni di musei e istituzioni scientifiche di tutto il mondo. Le tre nuove specie, identificate grazie a questo metodo, sono state nominate Nectophrynoides saliensis, Nectophrynoides luhomeroensis e Nectophrynoides uhehe.
Tutte e tre le nuove specie, così come le altre tredici identificate in precedenza, condividono la straordinaria capacità di essere ovovivipare. Invece di deporre uova che si sviluppano in girini e poi in adulti, le femmine le incubano internamente fino alla schiusa, partorendo piccoli rospi già completamente formati.
Questa caratteristica è una vera rarità nel mondo degli anfibi. Oltre alle 16 specie del genere Nectophrynoides, solo altre quattro specie, appartenenti a generi diversi, praticano la riproduzione ovovivipara.
La scoperta, oltre ad arricchire il catalogo della biodiversità, ha sollevato importanti questioni di conservazione. Finché si pensava a Nectophrynoides come un’unica specie con un areale di distribuzione molto vasto, il suo stato di salute non destava preoccupazioni.
Ora che il genere è stato frammentato in sedici specie distinte, ciascuna con un habitat molto più ristretto, la situazione è cambiata. Sarà necessario rivalutare lo status di conservazione di ciascuna di esse per capire se siano necessari interventi di tutela. Il rischio è quello di ripetere quanto accaduto a Nectophrynoides asperginis, un’altra specie ovovivipara dello stesso genere, che si è estinta nel 2009 a causa di un’epidemia di origine fungina.



















