Italia: come donare abiti e ridurre l’inquinamento

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Moda sostenibile
Moda sostenibile

Donare gli abiti che non si utilizzano più è diventato un gesto cruciale per la salvaguardia dell’ambiente. L’industria tessile è una delle più inquinanti al mondo e i vestiti dismessi, se non smaltiti correttamente, rappresentano una fonte di rifiuti che contribuisce a circa il 10% delle emissioni globali di gas serra. Svuotare gli armadi in modo consapevole significa quindi contrastare lo spreco e ridurre l’impatto ecologico del nostro stile di vita.

Questa azione ha un duplice valore: oltre a proteggere il pianeta, si offre un aiuto concreto a chi si trova in difficoltà economica. Moltissime realtà in tutta Italia hanno strutturato sistemi di raccolta e distribuzione che trasformano un capo dismesso in una risorsa preziosa per famiglie, persone senza dimora e comunità bisognose.

Le opzioni per dare una seconda vita ai propri vestiti sono numerose e diffuse su tutto il territorio nazionale. Una delle prime scelte può essere quella di rivolgersi alle parrocchie locali o ai centri Caritas, che da sempre gestiscono la raccolta di indumenti per la redistribuzione. È sempre consigliabile verificare in anticipo le modalità e gli orari di consegna.

Un’alternativa capillare è rappresentata da Humana Italia, che ha installato oltre 5.800 contenitori stradali in più di 1.300 comuni. Questi punti di raccolta permettono di conferire facilmente abiti, scarpe e accessori, che l’associazione avvierà al riutilizzo o al riciclo, sostenendo progetti sociali e ambientali.

È in crescita anche la rete degli Empori Solidali, veri e propri “supermercati” dove le persone segnalate dai servizi sociali possono ottenere gratuitamente ciò di cui hanno bisogno. In Italia se ne contano circa 250 e molti di essi dispongono di un reparto dedicato all’abbigliamento proveniente da donazioni.

Numerose sono anche le iniziative locali che si sono distinte per la loro efficacia. A Roma, la Comunità di Sant’Egidio con la sua “Città Ecosolidale” e il polo sociale Binario 95 sono punti di riferimento. A Torino, “Progetto Abito” ha creato un emporio di vestiti gratuiti. A Milano, la storica associazione Pane Quotidiano Onlus accetta capi in buono stato. In Sardegna, a Quartu, opera il “Non Negozio”, mentre a Mestre è attiva l’Associazione Il Prossimo.

Per chi cerca una soluzione ancora più comoda, esistono servizi innovativi come quello offerto da Rifò. Questa realtà organizza il ritiro gratuito a domicilio dei capi usati (con un minimo di 5 pezzi) e si occupa di riciclarli per creare nuovo filato e nuovi prodotti, chiudendo il cerchio dell’economia circolare.

Prima di procedere, è fondamentale assicurarsi che i vestiti siano puliti e in buone condizioni, non rotti o irrimediabilmente macchiati. Solo così potranno essere davvero utili a qualcun altro e il gesto manterrà il suo pieno valore ecologico e sociale.

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