Venezia: i musei diventano i più cari d’Italia

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Turismo insostenibile
Turismo insostenibile

A Venezia è stato annunciato un significativo aumento dei prezzi per l’accesso ai musei civici, una decisione che avrà un impatto sul tessuto sociale e culturale della città. A partire dal 1° gennaio 2026, il costo del biglietto d’ingresso per Palazzo Ducale aumenterà da 30 a 35 euro, segnando un incremento del 16,7%.

Queste nuove tariffe si applicheranno a tutto il circuito gestito dalla Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE), che include il Museo Correr, il Museo Archeologico Nazionale e le Sale Monumentali della Biblioteca Marciana. Con questa manovra, il sistema museale veneziano si posizionerà come il più costoso della nazione, stabilendo un primato negativo.

La Fondazione MUVE, organo controllato dal Comune, ha giustificato la scelta definendola un “adeguamento tariffario” necessario per finanziare “nuovi progetti espositivi, di sostenibilità e di diffusione culturale”. La parola chiave utilizzata per motivare l’operazione è stata, ancora una volta, “sostenibilità”, un concetto usato in modo controverso.

Questa giustificazione appare però debole se inserita nel contesto economico attuale, caratterizzato da un carovita diffuso che spinge famiglie e cittadini a contenere le spese. L’aumento si aggiunge a una percezione già consolidata di Venezia come luogo dai costi esorbitanti per i visitatori, un’immagine alimentata da notizie ricorrenti su prezzi sproporzionati.

Viene inoltre contestato il paragone con i musei esteri, spesso citato per legittimare tali rincari. La critica sottolinea come, in molti paesi, il costo dei ticket sia proporzionato al reddito medio della popolazione. In nazioni con un immenso patrimonio culturale, come Regno Unito e Francia, numerosi musei nazionali offrono addirittura l’accesso gratuito alle collezioni permanenti.

Secondo gli osservatori, la verità dietro questa operazione è la coerenza con un modello di “turismo predatorio”, che mira a mercificare la città e a massimizzare i profitti nel breve termine. Questo approccio, giudicato insostenibile, rischia di allontanare il pubblico interessato a un’autentica esperienza culturale, trasformandolo in semplice consumatore da cui trarre il massimo profitto.

Le critiche più severe sono arrivate proprio dal mondo dell’arte. Testate specializzate hanno definito l’aumento una “mazzata”, evidenziando una tendenza generale a rendere l’accesso alla cultura sempre più oneroso. La politica tariffaria sembra ridurre i visitatori a una risorsa da sfruttare economicamente, anziché a un pubblico da accogliere.

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