Appennino: un progetto per tutelare il sambuco

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Patrimonio naturale
Patrimonio naturale

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano ha dato il via a un’importante iniziativa per la salvaguardia del sambuco selvatico (Sambucus nigra), una specie vegetale che rappresenta un pilastro per la biodiversità locale e un simbolo del patrimonio culturale montano. Il piano di monitoraggio e tutela è stato presentato nei giorni scorsi e coinvolgerà esperti botanici, guardie forestali e comunità locali.

Questa pianta, spesso considerata comune, svolge in realtà un ruolo ecologico fondamentale. I suoi fiori bianchi e profumati, che sbocciano tra maggio e giugno, attirano un gran numero di insetti impollinatori, tra cui api e farfalle, sostenendo la riproduzione di molte altre specie vegetali. In autunno, le sue bacche nere e succose diventeranno una fonte di cibo indispensabile per decine di specie di uccelli, che contribuiscono a loro volta a disperdere i semi e a mantenere in salute l’ecosistema forestale.

Negli ultimi anni, tuttavia, sono state osservate diverse criticità. La pressione antropica, l’abbandono di pratiche agricole tradizionali e una raccolta talvolta indiscriminata hanno messo a rischio diverse popolazioni di sambuco. Per questo motivo, il Parco ha deciso di intervenire con un progetto mirato. La prima fase prevederà una mappatura capillare degli esemplari presenti nel territorio, utilizzando tecnologie GPS per creare un database dettagliato sulla loro distribuzione e sul loro stato di salute.

Successivamente, verranno elaborate delle linee guida per la raccolta sostenibile. L’obiettivo non è vietare l’uso di questa risorsa, ma educare a un prelievo responsabile che non comprometta la sopravvivenza della pianta. Saranno organizzati incontri informativi e distribuiti materiali divulgativi per sensibilizzare residenti e turisti sull’importanza di non danneggiare i rami e di lasciare una quantità sufficiente di fiori e frutti per garantire il ciclo naturale.

Il legame tra il sambuco e la cultura appenninica è profondo e si manifesta soprattutto in cucina. Riscoprire queste tradizioni rappresenta un modo per riavvicinarsi alla natura con consapevolezza. Un esempio classico è la preparazione delle frittelle con i fiori di sambuco, una ricetta “povera” ma ricca di storia, che un tempo animava le merende primaverili.

Per prepararle secondo il metodo tradizionale, si è soliti creare una pastella leggera. Si dividono i tuorli dagli albumi di due uova. I tuorli vengono mescolati con un pizzico di sale, 200 ml di acqua fredda e 150 grammi di farina, fino a ottenere un composto liscio. A parte, si montano a neve ferma gli albumi, che saranno poi incorporati delicatamente per rendere l’impasto gonfio e arioso. I corimbi floreali, tenuti per il gambo, vengono immersi nella pastella e fritti in olio extravergine d’oliva caldo fino a doratura. Per una versione dolce, si possono aggiungere 50 grammi di zucchero all’impasto.

Questa preparazione non è solo un piacere per il palato, ma un vero e proprio gesto culturale che, se compiuto con rispetto per la materia prima, rafforza il nostro legame con l’ambiente. Il progetto del Parco Nazionale mira proprio a questo: garantire che le future generazioni possano continuare a godere della bellezza e dei doni del sambuco, custodendone il valore ecologico e la memoria storica.

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