Un nuovo rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) e dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ha confermato che i cambiamenti climatici stanno già condizionando la produzione di energia pulita e la domanda elettrica globale. L’analisi, basata sui dati del 2024, ha dimostrato come l’anno più caldo mai registrato abbia avuto effetti misurabili sui sistemi energetici mondiali.
Il meccanismo è diretto: le alterazioni climatiche modificano le condizioni meteorologiche di base, come temperatura, vento e precipitazioni, da cui dipende la generazione eolica, solare e idroelettrica. Nel 2024, la capacità rinnovabile installata ha superato i 4.400 GW, ma questo aumento si è scontrato con uno stress climatico senza precedenti, amplificando l’interazione tra meteo e prestazioni.
Gli impatti non sono stati uniformi. Il rapporto ha evidenziato forti differenze regionali. Nell’Africa meridionale, ad esempio, la produzione eolica e solare è aumentata, ma nello stesso periodo la generazione idroelettrica è rimasta sotto la media per il terzo anno di fila. Al contrario, l’Asia meridionale ha registrato deficit nella resa di eolico e fotovoltaico, con un picco di domanda per il raffrescamento.
Il settore idroelettrico è risultato il più esposto alla variabilità climatica. La sua produzione dipende dalla disponibilità di risorse idriche, rese sempre più irregolari e imprevedibili. Mentre in Africa orientale piogge abbondanti hanno favorito la generazione, in Sud America la siccità ha ridotto la capacità delle centrali proprio mentre il caldo spingeva al rialzo la richiesta di elettricità.
Il calore estremo ha rappresentato un altro fattore di forte stress. Le ondate di caldo hanno causato una crescita della domanda di energia per il condizionamento, mettendo a dura prova le reti. Questo picco non riduce di per sé la produzione, ma rende più critici i momenti in cui la generazione da fonti rinnovabili cala a causa di condizioni meteo sfavorevoli, aumentando la volatilità.
Per gestire questa nuova realtà, il rapporto ha sottolineato l’importanza delle previsioni climatiche stagionali. Strumenti avanzati si sono dimostrati in grado di anticipare con mesi di preavviso le anomalie regionali, come una domanda superiore alla norma o una bassa resa degli impianti solari. Queste informazioni sono preziose per ottimizzare la gestione del carico e la programmazione delle infrastrutture.
I risultati scientifici hanno chiare implicazioni per le politiche energetiche. La pianificazione non può più basarsi solo su dati storici, ma deve integrare proiezioni climatiche per costruire sistemi resilienti. Gli obiettivi fissati alla COP28, come triplicare la capacità rinnovabile entro il 2030, dovranno essere perseguiti tenendo conto di questa crescente instabilità.
Come hanno affermato i direttori di OMM e IRENA, integrare informazioni climatiche e pianificazione energetica è ormai un passaggio obbligato. Comprendere e anticipare gli effetti del clima è diventato fondamentale per garantire investimenti efficaci e una transizione energetica affidabile.



















