Succhi di frutta: nuova tecnologia taglia i consumi

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Efficienza energetica
Efficienza energetica

Una ricerca condotta da ENEA e dall’Università degli Studi di Salerno ha dimostrato come l’industria dei succhi di frutta possa diventare più sostenibile. L’integrazione della tecnologia a campi elettrici pulsanti (PEF) con sistemi per il recupero del calore ha il potenziale per ridurre i consumi elettrici fino al 20% e quelli termici fino al 60%.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Foods”, ha confrontato il processo PEF con la pastorizzazione tradizionale ad alta temperatura (HTST). L’analisi ha esaminato un impianto industriale di medie dimensioni che tratta 16,5 milioni di litri di succo d’arancia all’anno, valutando consumi, costi e impatti ambientali.

La tecnologia PEF espone il liquido a brevissimi impulsi elettrici ad alta intensità. Questi impulsi danneggiano le membrane di batteri e lieviti, riducendo la carica microbica senza alte temperature. Essendo un processo “non termico”, il PEF preserva meglio le proprietà nutrizionali, il sapore e il colore del prodotto, garantendone la qualità fino a tre settimane.

I ricercatori hanno testato diverse configurazioni. La più vantaggiosa dal punto di vista energetico e ambientale si è rivelata quella che recupera il 35% del calore di scarto dal succo già trattato, usandolo per preriscaldare il prodotto fresco a 55°C prima del trattamento PEF. È questo scenario a consentire i massimi risparmi.

Un ostacolo resta l’investimento iniziale: un impianto PEF richiede circa 680 mila euro, contro i 200 mila di un sistema tradizionale. Tuttavia, il costo unitario del processo si è dimostrato inferiore, scendendo a 3,5 centesimi di euro al litro contro i 4,2 del metodo convenzionale, rendendolo vantaggioso nel lungo periodo. Giovanni Landi, ricercatore ENEA, lo ha definito un “sistema chiave per il risparmio energetico”.

L’industria alimentare è caratterizzata da processi termici molto energivori, che rappresentano fino al 50% dei suoi consumi energetici totali. A livello globale, il settore contribuisce per il 3,6% alle emissioni di CO₂. L’adozione di tecnologie più efficienti è quindi strategica per ridurre la dipendenza dal gas e l’impatto ambientale generale.

Infine, la ricerca ha evidenziato alcune criticità normative. L’adozione del PEF deve confrontarsi con standard di sicurezza alimentare diversi tra i vari Paesi. Sebbene mercati come UE e USA non impongano etichette specifiche, un’armonizzazione delle regole è necessaria per favorirne la diffusione su larga scala.

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