Ponte sullo Stretto: stop dalla Corte dei Conti

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Progetto insostenibile
Progetto insostenibile

La Corte dei Conti ha bloccato il progetto per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. La decisione, arrivata nei mesi scorsi, ha confermato le profonde criticità progettuali, ambientali ed economiche già segnalate da associazioni come Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF. Tra i problemi evidenziati figurano la violazione di normative europee e nazionali, l’insostenibilità finanziaria e gravi vizi procedurali nell’iter autorizzativo.

Gli impatti ambientali sono stati giudicati certi e non mitigabili, tanto che la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) ha avuto esito negativo. Le aree interessate dal tracciato sono infatti tutelate dalle direttive europee “Habitat” e “Uccelli”. Per superare questo ostacolo, il governo ha tentato di appellarsi a “ragioni imperative di rilevante interesse pubblico”, una procedura speciale prevista dalla normativa comunitaria. Tuttavia, la stessa Corte dei Conti ha bloccato anche questo tentativo, ritenendolo infondato e tutelando così le risorse pubbliche da un’opera insostenibile.

Nonostante lo stop, il Ministro dei Trasporti ha nominato un Commissario straordinario per tentare di rimettere in moto il progetto, rispondendo ai rilievi della magistratura contabile. La scelta è ricaduta su Pietro Ciucci, attuale amministratore delegato della società Stretto di Messina S.p.A., l’ente pubblico committente dell’opera. Le opposizioni hanno subito denunciato un evidente conflitto di interessi in questa nomina, che affida il controllo a chi è direttamente coinvolto nel progetto.

Il governo ha giustificato l’opera citando un presunto “supremo interesse pubblico”, basato su argomentazioni poco solide. Ha sostenuto, senza fornire analisi, che il ponte aumenterà il PIL di Sicilia e Calabria. Diverse analisi economiche autorevoli prevedono invece che l’infrastruttura, dal costo stimato di 14 miliardi di euro, opererà in deficit e sarà pagata principalmente dagli stessi cittadini calabresi e siciliani.

Un’altra motivazione addotta riguarda la “difesa del territorio nazionale ed europeo”. L’ipotesi, che nasconde il tentativo di coprire i costi con fondi destinati alle spese militari, è stata smentita da più parti. L’ambasciatore statunitense presso la NATO e fonti militari italiane hanno sottolineato la vulnerabilità strategica di una simile struttura. Già nel 1987, la “Rivista Militare” definiva un ponte sospeso come la soluzione “meno valida dal punto di vista della Difesa”.

Infine, si è affermato che il ponte potrebbe migliorare il sistema sanitario locale. In realtà, le ambulanze godono già di imbarco prioritario sui traghetti che collegano i centri di Messina e Reggio Calabria. Con il ponte, sarebbero costrette a percorrere decine di chilometri in più. Gli stessi fondi, se investiti direttamente nella sanità delle due regioni, produrrebbero benefici ben maggiori.

A queste si aggiungono altre criticità, come il rischio geologico di costruire un pilone su una faglia attiva, la mancanza di un progetto esecutivo definitivo, la necessità di abbattere case e sfrattare i residenti, e l’approvazione di un decreto che criminalizza le proteste contro le grandi opere.

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