Il futuro industriale ed energetico dell’Italia passerà attraverso una gestione più autonoma e sostenibile delle materie prime critiche. Questo è il messaggio emerso dal recente vertice tenutosi a Roma, che ha visto sedere allo stesso tavolo rappresentanti del governo, esponenti del mondo accademico e leader del settore industriale per delineare una strategia nazionale condivisa. L’obiettivo è chiaro: ridurre la dipendenza strategica da paesi terzi e costruire una filiera resiliente basata sull’economia circolare.
La transizione ecologica e digitale ha infatti reso l’Europa, e l’Italia in particolare, estremamente vulnerabile. Materiali come il litio per le batterie, il gallio per i semiconduttori o le terre rare per i motori elettrici e le turbine eoliche provengono oggi quasi esclusivamente da filiere controllate da pochi attori globali. Questa dipendenza non solo espone a rischi geopolitici e a volatilità dei prezzi, ma solleva anche questioni etiche e ambientali legate alle modalità di estrazione in altre parti del mondo.
La risposta italiana, ampiamente discussa durante l’incontro, si fonderà su un modello di economia circolare spinto. Il primo pilastro è il potenziamento del riciclo, trasformando i rifiuti in risorse preziose. Si è parlato con insistenza di “miniere urbane”, ovvero la capacità di recuperare metalli e materiali critici da dispositivi elettronici a fine vita (RAEE), pannelli fotovoltaici dismessi e batterie esauste. Secondo le stime presentate, l’Italia potrebbe soddisfare una quota significativa del proprio fabbisogno interno semplicemente ottimizzando i processi di raccolta e trattamento di questi rifiuti tecnologici.
Per raggiungere tale obiettivo sarà fondamentale l’innovazione. Centri di ricerca e università avranno il compito di sviluppare tecnologie più efficienti e meno costose per separare e purificare i materiali recuperati, rendendo il processo competitivo su larga scala. Parallelamente, la ricerca si concentrerà sullo sviluppo di materiali alternativi, capaci di offrire le stesse prestazioni riducendo o eliminando la necessità di elementi rari e critici.
Un altro tema cruciale affrontato è stato quello del potenziale estrattivo nazionale. La discussione si è concentrata sulla possibilità di riaprire siti minerari dismessi o esplorare nuovi giacimenti sul territorio italiano, ma con un approccio radicalmente diverso dal passato. Le nuove attività estrattive dovranno rispettare i più alti standard di sostenibilità ambientale e sociale, utilizzando tecnologie a basso impatto e garantendo il pieno coinvolgimento delle comunità locali.
Il governo si è impegnato a creare un quadro normativo e di incentivazione che possa favorire gli investimenti sia nel settore del riciclo avanzato sia in quello di un’estrazione responsabile. L’obiettivo è creare un ecosistema virtuoso in cui l’industria possa approvvigionarsi in modo sicuro e sostenibile, generando al contempo nuova occupazione e know-how tecnologico.
Il vertice si è concluso con una forte convergenza sulla necessità di agire in fretta. La strada per l’autonomia strategica sui materiali essenziali è stata tracciata e richiederà uno sforzo congiunto tra pubblico e privato. L’Italia intende giocare un ruolo da protagonista in questa sfida, trasformando una vulnerabilità in un’opportunità di sviluppo verde e innovazione.



















