L’Unione Europea e il blocco dei paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay) hanno firmato un vasto accordo di libero scambio, uno dei più grandi al mondo, dopo ben 26 anni di complessi negoziati. La cerimonia si è svolta ad Asunción, in Paraguay, alla presenza della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che ha definito l’intesa “una scelta chiara per un commercio equo rispetto ai dazi”.
Il patto mira a creare un’area di libero scambio per 700 milioni di persone, rafforzando i legami tra Europa e America Latina. L’obiettivo strategico per l’UE è anche quello di offrire un’alternativa alla crescente influenza della Cina e all’incertezza generata dalle politiche commerciali degli Stati Uniti.
L’accordo prevede l’eliminazione graduale di oltre il 90% dei dazi su beni e servizi. L’Unione Europea, entro 12 anni, abbatterà il 95% delle tariffe sui prodotti importati dal Mercosur, mentre il blocco sudamericano, in un arco di 15 anni, farà lo stesso per il 91% delle merci europee. Attualmente, i dazi del Mercosur su prodotti come automobili, abbigliamento e macchinari europei arrivano fino al 35%, ostacolandone l’esportazione.
Grazie a questa liberalizzazione, la Commissione Europea stima che le esportazioni di veicoli a motore potrebbero aumentare di oltre 20 miliardi di euro e quelle di macchinari di 5,4 miliardi. L’impatto economico totale per l’UE potrebbe raggiungere quasi 80 miliardi di euro a piena attuazione. In cambio, i paesi del Mercosur otterranno un accesso privilegiato al mercato agricolo europeo, un punto che ha scatenato forti tensioni.
La firma è arrivata nonostante la ferma opposizione di diversi Stati membri, tra cui Francia, Polonia e Austria, e l’astensione del Belgio. Le associazioni di agricoltori europei hanno contestato duramente l’accordo, temendo la concorrenza sleale di prodotti sudamericani realizzati con standard meno rigidi. L’Italia ha dato il suo appoggio solo dopo aver ottenuto garanzie dalla Commissione per la tutela del proprio settore agricolo.
Il nodo più critico dell’intesa riguarda però la sua sostenibilità ambientale. Numerose analisi hanno evidenziato come l’accordo rischi di compromettere gli obiettivi climatici dell’Unione Europea, sanciti dal Green Deal. L’aumento degli scambi commerciali riguarderà infatti beni ad alta intensità di carbonio, portando a un inevitabile incremento delle emissioni complessive legate al commercio.
Particolarmente allarmante è l’impatto sulla foresta amazzonica. Secondo dati recenti del governo brasiliano, la deforestazione in Amazzonia è tornata a crescere, con un aumento del 4% registrato tra il 2024 e il 2025. Organizzazioni come il WWF hanno avvertito che l’aumento delle esportazioni agricole dal Sud America, incentivate dall’accordo, potrebbe accelerare ulteriormente questo processo distruttivo.
Esperti di diritto europeo, come la professoressa Christina Eckes, hanno sottolineato che il semplice riferimento all’Accordo di Parigi all’interno del testo è troppo vago e non fornisce strumenti efficaci per garantire la precedenza delle politiche climatiche sugli interessi commerciali. Il patto, quindi, si scontra con l’impegno dell’UE a ridurre il proprio impatto ambientale globale.
Prima di entrare in vigore, l’accordo dovrà superare un lungo percorso di ratifica, che include l’approvazione del Parlamento Europeo e dei singoli parlamenti nazionali dei paesi del Mercosur. La battaglia politica e ambientale, dunque, è tutt’altro che conclusa.



















