Economia circolare: Italia frena per regole diverse

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Regole omogenee
Regole omogenee

L’Italia si conferma tra i leader internazionali nell’economia circolare, ma i progressi compiuti non sono ancora sufficienti per raggiungere i traguardi fissati dall’Unione Europea. Lo ha affermato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), fotografando luci e ombre di una filiera strategica per il futuro del Paese.

Secondo i dati elaborati da ASviS, l’indicatore relativo all’obiettivo 12 dell’Agenda 2030, dedicato proprio a modelli di produzione e consumo responsabili, è quello che ha registrato la crescita più marcata a livello nazionale. Tuttavia, questo slancio positivo rischia di essere vanificato da ostacoli strutturali che impediscono di sfruttare appieno il potenziale tecnologico e manifatturiero italiano.

Il problema principale risiede nella governance del sistema. “Purtroppo, abbiamo regolamentazioni regionali abbastanza diversificate su ciò che è rifiuto e cosa è materia prima seconda, e quindi riutilizzabile”, ha spiegato Giovannini. Questa frammentazione normativa crea incertezza e frena la creazione di un mercato unico ed efficiente, ostacolando le economie di scala che sono fondamentali anche in questo settore.

Per superare l’impasse, è essenziale che le politiche nazionali assicurino la standardizzazione delle definizioni e l’omogeneizzazione delle regole su tutto il territorio. Tra le soluzioni proposte, ASviS ha promosso l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale per i contenitori di plastica, alluminio e vetro, strumento già adottato con successo in altri Paesi europei. Sul tema è stata presentata in Parlamento una proposta di legge.

Il contesto internazionale presenta ulteriori sfide. Il negoziato per un trattato globale sulla plastica è stato bloccato dall’opposizione di nazioni come Russia e Arabia Saudita. Questa situazione non favorisce i Paesi virtuosi, a cui si aggiunge la concorrenza delle plastiche vergini importate, i cui prezzi sono crollati rendendole più convenienti delle materie prime seconde.

In vista del futuro Circular Economy Act, Giovannini ha sottolineato il ruolo chiave dell’innovazione tecnologica e dell’ecodesign. Progettare prodotti pensando fin dall’inizio al loro riutilizzo è un passo fondamentale, soprattutto nella prospettiva di un mercato europeo unico. “Il resto del mondo non sta fermo, è una gara”, ha insistito.

Infine, un’ombra pesante sull’intero settore è rappresentata dal costo dell’energia. “Su questo l’Italia non sta facendo quello che dovrebbe”, ha concluso Giovannini. Nonostante le tecnologie rinnovabili progrediscano rapidamente, il Paese continua a frenare la transizione, affidandosi a fonti costose come il gas liquefatto importato, che penalizza la competitività di tutta la filiera della sostenibilità.

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