Dal prossimo 12 agosto le capsule monodose del caffè entreranno nella raccolta differenziata. Diventeranno a tutti gli effetti imballaggi grazie a un nuovo regolamento europeo, che punta a uniformare le norme per il recupero dei materiali in tutta l’UE entro il 2030.
Simona Fontana, direttrice generale di Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi), ha spiegato che la transizione sarà guidata puntando su progettazione sostenibile e innovazione degli impianti. “Siamo già al lavoro con i consorzi di filiera per accompagnare questo cambiamento”, ha dichiarato.
Per la plastica, la sfida è notevole. Giovanni Cassuti, presidente di Corepla, ha confermato che si stanno studiando processi dedicati per valorizzare questo tipo di contenitore e rendere il sistema di recupero più efficiente.
La filiera dell’alluminio parte invece avvantaggiata. Stefano Stellini, direttore di Cial, ha ricordato l’esistenza di un sistema di recupero attivo da 15 anni, basato su punti di raccolta dedicati. Qui, un impianto separa l’alluminio dal caffè: il metallo viene fuso per creare nuovi prodotti, mentre il residuo organico diventa compost.
Inoltre, da circa dieci anni è in corso una sperimentazione in alcune province lombarde (Lecco, Monza e Brianza) per inserire le capsule in alluminio direttamente nella raccolta differenziata domestica. L’obiettivo è estendere questo modello, che richiede però tempo e nuovi investimenti negli impianti di selezione.
Anche il settore delle bioplastiche è pronto, come ha sottolineato Armido Marana di Assobioplastiche. Già oggi un quinto delle capsule in commercio è compostabile e può essere smaltito nell’umido, recuperando sia il contenitore sia il suo contenuto.
Tuttavia, la filiera si scontra con alcune rigidità del regolamento europeo. La normativa impone ai Paesi di definire ora una lista vincolante di prodotti per cui sarà permesso l’uso di bioplastiche in sostituzione di quelle tradizionali. “Dovremmo espandere più possibile questa lista”, ha affermato Marana, ma al momento le capsule del caffè non sono incluse.
Il problema, ha aggiunto, è che la lista dev’essere compilata “ora o mai più”, escludendo future innovazioni tecnologiche. Per questo sono in corso serrati confronti con i ministeri competenti per trovare una soluzione che non penalizzi la filiera italiana, già all’avanguardia nel riciclo dell’organico.




















