Progetto REVIVE per tutelare la biodiversità siciliana

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Ripristino biodiversità
Ripristino biodiversità

È partito nel golfo di Castellammare, in Sicilia, il progetto di ricerca REVIVE, un’importante collaborazione transfrontaliera tra Italia e Malta. L’obiettivo primario è definire strategie efficaci per conservare la biodiversità e ripristinare habitat marini prioritari, con un’attenzione speciale ai siti della Rete Natura 2000, un network europeo dedicato alla protezione delle aree naturali di pregio.

Le attività sul campo hanno preso il via con un’operazione di monitoraggio dei rifiuti spiaggiati. In soli 100 metri di litorale, i ricercatori dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) hanno catalogato e rimosso oltre 800 singoli detriti. Questa prima fase di analisi, condotta seguendo i rigorosi protocolli della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina, ha fornito un quadro allarmante dell’inquinamento costiero. La prossima sessione di monitoraggio in questa stessa area è stata programmata per la primavera.

Il progetto REVIVE si articola su più fronti per affrontare la complessa sfida del degrado ambientale. Una fase cruciale consisterà nella valutazione dello stato di salute di habitat di fondamentale importanza ecologica. Tra questi figurano le delicate praterie di fanerogame marine, come la Posidonia oceanica, e i reef a vermeti, preziose barriere naturali costruite da molluschi.

L’analisi si concentrerà in modo particolare su due delle principali minacce per questi ecosistemi: la diffusione di Specie Aliene Invasive e l’impatto dei rifiuti marini. Si studierà infatti come la presenza di organismi non autoctoni e l’accumulo di plastica e altri materiali alterino gli equilibri naturali. Inoltre, i ricercatori valuteranno il ruolo dei detriti galleggianti come “vettori” involontari, capaci di trasportare queste specie invasive su lunghe distanze, favorendone la colonizzazione di nuove aree.

Sulla base dei dati raccolti, verranno implementati interventi di ripristino sia passivi che attivi. Queste azioni mirano a favorire il recupero degli habitat danneggiati. Tra le soluzioni previste, ci sarà l’utilizzo di substrati e strutture artificiali innovative, progettate per incoraggiare l’insediamento e la crescita delle specie autoctone, accelerando così i processi di rigenerazione naturale.

L’efficacia di tali interventi sarà costantemente monitorata attraverso un approccio integrato. Alle metodologie tradizionali, come i censimenti visivi subacquei e i campionamenti diretti, si affiancheranno tecniche all’avanguardia. Tra queste spicca l’analisi del DNA ambientale (eDNA metabarcoding), una metodologia non invasiva che permette di identificare la presenza di un’ampia gamma di organismi analizzando semplicemente campioni di acqua, offrendo un quadro della biodiversità molto più completo.

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