In Val di Non è stato realizzato un progetto unico in Europa: Intacture, il primo data center costruito all’interno di una miniera attiva di dolomia. L’iniziativa rappresenta un modello di innovazione che integra tecnologia avanzata e massima sensibilità ambientale, dimostrando come la transizione digitale possa procedere di pari passo con la sostenibilità.
Nato da un partenariato pubblico-privato istituzionalizzato, il progetto ha visto la creazione della società Trentino DataMine, partecipata al 49% dall’Università di Trento e al 51% da un consorzio di aziende (COVI, DEDA, GPI, ISA). L’operazione ha ottenuto un finanziamento di 18,5 milioni di euro dal PNRR per dare vita a un’infrastruttura all’avanguardia.
La scelta di una location ipogea si è rivelata strategica. La miniera offre una sicurezza fisica e una stabilità termica naturali, eliminando il consumo di suolo e integrandosi in un contesto già operativo che ospita la conservazione di mele, formaggi e vino. Questo trasforma quelli che potevano sembrare vincoli in vantaggi competitivi misurabili.
Schneider Electric ha ricoperto il ruolo di partner tecnologico chiave, fornendo l’intera infrastruttura primaria. Davide Zardo, AD dell’azienda, ha spiegato l’approccio integrato “from grid to chip”, che garantisce l’alimentazione sicura ed efficiente dei server e il loro raffreddamento. L’efficienza, ha sottolineato Zardo, non nasce dal singolo componente ma da una soluzione concepita in modo olistico.
Tra le tecnologie implementate spiccano soluzioni a bassissimo impatto ambientale. I quadri di media tensione SM AirSeT utilizzano aria pura al posto del gas SF6, un gas serra 24.300 volte più climalterante della CO2. Il sistema di raffreddamento, basato su chiller con compressori a levitazione magnetica Turbocor, opera a zero consumo d’acqua, un fattore cruciale per il sito.
L’alta efficienza energetica è garantita anche dai gruppi di continuità UPS Galaxy V Series (classe 1 al 99%), mentre la gestione digitale è affidata alla piattaforma software EcoStruxure IT, che permette un monitoraggio profondo e una manutenzione predittiva per ottimizzare le prestazioni e mitigare i rischi.
“La sostenibilità non è una scelta più costosa, ma più efficace”, ha affermato Zardo, sfatando il mito che la transizione ecologica comporti necessariamente maggiori oneri. Questo progetto dimostra come l’innovazione tecnologica, se ben indirizzata, diventi un fattore di competitività.
Secondo il progettista, l’architetto Pietro Matteo Foglio, l’obiettivo era trasformare un’infrastruttura tecnica “in un luogo umano e civile”, capace di dialogare con il territorio e la comunità. Sebbene le caratteristiche del sito siano uniche, il modello è replicabile nell’approccio: unire competenze, tecnologia e visione per creare poli di crescita che attraggono talenti e generano valore locale. Un’eccellenza made in Italy che configura una forma più responsabile del digitale.





















