IEA: servono scorte strategiche di minerali critici

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Sicurezza energetica
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L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha pubblicato uno studio in cui ha evidenziato come l’attuale sistema di approvvigionamento dei minerali critici non sia attrezzato per sostenere shock geopolitici o restrizioni commerciali. Per questo, i governi dovranno dotarsi di scorte strategiche dedicate, uno strumento nuovo e mirato per garantire la sicurezza economica e industriale.

Nelle prime fasi della transizione energetica, la domanda di materiali per tecnologie come rinnovabili, batterie ed elettronica cresce più rapidamente della capacità di diversificare l’offerta. Questo squilibrio espone le filiere a rischi che lo stoccaggio può contribuire ad attenuare, funzionando come un cuscinetto temporaneo in caso di crisi.

A differenza del petrolio, i mercati dei minerali critici sono estremamente eterogenei. Ogni materiale presenta forme fisiche, volumi e applicazioni diverse, rendendo impossibile replicare un modello di stoccaggio unico. L’approccio, secondo l’IEA, dovrà essere progettato caso per caso, con regole di governance e dimensionamento adattate alle specificità di ciascun elemento.

L’obiettivo principale delle riserve non sarà influenzare i prezzi, ma garantire la continuità operativa delle industrie. Il problema della concentrazione dell’offerta è ormai un rischio strutturale: il “Global Critical Minerals Outlook 2025” ha mostrato che la Cina è il principale raffinatore di 19 dei 20 minerali strategici monitorati, con una quota di mercato media del 70%. Le recenti restrizioni all’export su gallio, germanio e grafite hanno già dimostrato la concretezza di tale vulnerabilità.

Per definire le priorità, l’IEA ha sviluppato un framework che valuta oltre 20 materiali in base a criteri come la concentrazione dell’offerta, la disponibilità di alternative e l’importanza strategica. Non tutti i minerali sono adatti allo stoccaggio: in alcuni casi è l’unica opzione, in altri è poco efficace per via della rapida evoluzione tecnologica o perché si tratta di sottoprodotti di altre estrazioni.

Anche i costi variano notevolmente. Secondo le stime dell’IEA, stoccare sei mesi di importazioni di gallio per tutti i Paesi membri avrebbe un costo operativo di circa 800.000 dollari. Per la stessa quantità di magneti in terre rare, la cifra salirebbe a 90 milioni di dollari, mentre per l’idrossido di litio si arriverebbe a quasi 300 milioni. Nonostante le differenze, per molti materiali prioritari lo strumento risulta economicamente sostenibile.

Per evitare distorsioni di mercato, le scorte dovranno essere gestite con criteri trasparenti e attivate solo in presenza di interruzioni documentate dell’offerta. Le riserve, inoltre, dovranno coprire solo interruzioni di breve periodo e non sostituire gli investimenti a lungo termine.

L’IEA ha concluso che lo stoccaggio è uno strumento di gestione del rischio indispensabile, ma non una soluzione definitiva. La sua efficacia dipenderà dalla capacità dei governi di affiancarlo a politiche di diversificazione delle fonti, riciclo e innovazione tecnologica, rafforzando così la resilienza delle filiere energetiche e industriali del futuro.

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