Italia: 3 su 4 preoccupati per l’acqua potabile

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Qualità acqua
Qualità acqua

Una recente ricerca ha messo in luce un dato allarmante: oltre tre quarti della popolazione italiana nutrono seri dubbi sulla qualità dell’acqua che esce dai loro rubinetti. Questa diffusa apprensione non è un fenomeno isolato, ma il sintomo di una crescente sfiducia verso la gestione delle risorse idriche nel Paese.

La paura dei cittadini ha radici ben precise. Al primo posto tra le fonti di preoccupazione si trovano i contaminanti emergenti, come le microplastiche. La loro presenza, ormai documentata in numerosi ecosistemi, solleva interrogativi sulla loro potenziale infiltrazione nelle falde acquifere e, di conseguenza, nella rete di distribuzione idrica. A queste si aggiungono i timori legati a sostanze chimiche di origine agricola e industriale, quali pesticidi, erbicidi e nitrati, che possono percolare nel terreno e raggiungere le riserve d’acqua.

Un altro fattore critico è lo stato dell’infrastruttura. Molte reti idriche italiane sono obsolete, con tubature vecchie che possono rilasciare metalli pesanti, come il piombo, o essere soggette a perdite che compromettono la potabilità. Sebbene i gestori del servizio idrico integrato effettuino migliaia di controlli annuali, la percezione comune è quella di una comunicazione poco trasparente e di dati difficilmente accessibili per il cittadino medio.

Secondo Marco Verdi, esperto di politiche ambientali di Legambiente, “la fiducia si costruisce con la trasparenza e gli investimenti. È fondamentale non solo potenziare i sistemi di monitoraggio per includere i nuovi inquinanti, ma anche rendere i risultati di tali analisi chiari, pubblici e comprensibili a tutti”. L’esperto ha inoltre sottolineato l’importanza di un piano nazionale straordinario per l’ammodernamento degli acquedotti, che oggi disperdono in media oltre il 40% dell’acqua immessa in rete.

La situazione non è uniforme su tutto il territorio nazionale. Esistono aree, specialmente in alcune pianure del Nord e in regioni del Sud con alta pressione agricola o industriale, dove le criticità sono più accentuate. Questo divario geografico alimenta ulteriormente l’incertezza e spinge una fetta sempre più ampia di popolazione a preferire l’acqua in bottiglia, con un conseguente impatto ambientale legato alla produzione di plastica e alle emissioni per il trasporto.

Le soluzioni richiederanno un approccio integrato. Da un lato, le istituzioni dovranno rafforzare le normative, finanziare la ricerca su nuovi metodi di depurazione e accelerare la sostituzione delle infrastrutture vetuste. Dall’altro, sarà cruciale promuovere campagne di informazione per educare i cittadini su come interpretare i dati sulla qualità dell’acqua del proprio comune e incentivare pratiche virtuose. Garantire un’acqua di rubinetto sicura e controllata non è solo un obbligo di legge, ma un pilastro per la salute pubblica e la sostenibilità ambientale.

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