Giornata mondiale: l’Italia ha perso il 66% di zone umide

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Zone umide
Zone umide

Il 2 febbraio si è celebrata la Giornata mondiale delle zone umide, una ricorrenza istituita nel 1996 per commemorare l’adozione della Convenzione internazionale firmata a Ramsar, in Iran, nel 1971. L’obiettivo è richiamare l’attenzione globale sulla necessità di proteggere questi habitat.

Con questo termine si indicano ambienti molto diversi come laghi, stagni, lagune, paludi e torbiere, caratterizzati dalla presenza, permanente o temporanea, di acqua dolce o salmastra. Un tempo considerati luoghi malsani, oggi il loro ruolo è riconosciuto come fondamentale, specialmente di fronte alla crisi climatica.

Pur coprendo solo l’1% della superficie terrestre, le zone umide ospitano il 40% delle specie vegetali e animali del pianeta. Inoltre, la loro capacità di assorbire anidride carbonica è fino a cinque volte superiore a quella delle foreste, rendendole alleate preziose per la mitigazione del riscaldamento globale.

Questi ecosistemi svolgono anche una funzione cruciale nella riduzione del rischio idrogeologico. Agiscono come spugne naturali, accumulando l’acqua in eccesso durante le piene e rallentandone il deflusso, contribuendo così a prevenire le alluvioni nelle aree circostanti. Funzionano inoltre come veri e propri “depuratori naturali”, poiché favoriscono la decomposizione delle sostanze organiche.

Nonostante il loro valore, le zone umide sono tra gli ambienti che scompaiono più rapidamente. Dal 1700 a oggi, il pianeta ha perso oltre l’85% di torbiere e paludi, con un ritmo di distruzione che, secondo l’ONU, è tre volte superiore a quello delle foreste.

L’Italia detiene un triste primato in Europa, avendo compromesso il 66% dei propri ambienti umidi. In epoca romana coprivano circa 3 milioni di ettari, mentre oggi ne restano solo 78.385 riconosciuti dalla Convenzione di Ramsar. Le massicce bonifiche del Novecento, finalizzate all’espansione agricola e urbana, sono tra le cause principali di questa perdita.

Il valore di questi territori è immenso per la fauna. Sono habitat essenziali per la riproduzione, la sosta e lo svernamento di innumerevoli specie, in particolare per gli uccelli migratori, che li usano come tappe vitali lungo rotte di migliaia di chilometri.

Anche le zone umide create dall’uomo, come saline, risaie e bacini artificiali, hanno sviluppato un’importante funzione ecologica. Un esempio è quello delle Saline di Margherita di Savoia in Puglia, dove l’attività umana e la natura hanno trovato un equilibrio, creando un santuario per specie come garzette, folaghe e germani reali.

Oggi, le principali minacce derivano dall’inquinamento di origine agricola e industriale, dalla conversione dei suoli e dall’introduzione di specie aliene che ne alterano i delicati equilibri. Per questi motivi, associazioni come Legambiente e WWF hanno promosso in tutta Italia iniziative di sensibilizzazione, con escursioni e volontariato ambientale, per rafforzare la consapevolezza della loro importanza strategica.

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