Esistono sul mercato due particolari tipi di pecorino, nati per rispondere alle esigenze di chi ha problemi di colesterolo ma non intende rinunciare al sapore di un formaggio tradizionale. Questi prodotti sono al centro di un’accesa competizione tra due regioni italiane: la Toscana e la Sardegna.
Il primo, chiamato Cladis, è stato sviluppato in Toscana dal Caseificio Sociale di Manciano. Il secondo, commercializzato con la sigla CLA (o varianti come “Pecorino Il Colle CLA”), è una specialità sarda prodotta da caseifici come Argiolas di Dolianova. Sebbene in competizione, le caratteristiche nutrizionali di questi due formaggi sono sorprendentemente simili. Entrambi presentano un profilo lipidico migliorato, ricco di grassi considerati “buoni”.
Il segreto di questi pecorini salutari non risiede nella lavorazione in caseificio, ma direttamente nei campi e negli allevamenti. L’unicità del prodotto nasce infatti dall’alimentazione specifica delle pecore. Gli animali vengono nutriti con mangimi arricchiti, come semi di lino estrusi, oppure lasciati pascolare su prati ricchi di erbe che sono precursori naturali degli acidi grassi benefici. Questo approccio di agricoltura mirata permette di ottenere un latte con una maggiore concentrazione di CLA (acido linoleico coniugato) e Omega-3, acidi grassi polinsaturi noti per i loro effetti positivi sulla salute cardiovascolare.
Tali proprietà si trasferiscono poi integralmente dal latte al formaggio durante il processo di caseificazione, dando vita a un prodotto funzionale. Ma al di là delle somiglianze scientifiche, la rivalità tra i due produttori si è infiammata su una questione di primogenitura: chi ha inventato per primo il pecorino anti-colesterolo?
Dalla Toscana, i produttori del Cladis hanno rivendicato una storia che risale al 1961. Il loro formaggio è il risultato di uno studio condotto in collaborazione con il Dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Pisa. Il Cladis ha una stagionatura di 45-60 giorni e si distingue per un sapore dolce con note di latte, burro cotto e fieno.
La replica dalla Sardegna non si è fatta attendere. I produttori sardi hanno presentato i risultati di una ricerca condotta con l’Università di Cagliari, supportata da uno studio clinico dell’ospedale Brotzu di Cagliari. Questa ricerca ha dimostrato che un consumo giornaliero di 90 grammi del loro pecorino CLA ha portato a una riduzione del colesterolo “cattivo” (LDL) del 7% nei partecipanti.
La contesa ha superato i confini aziendali, coinvolgendo nutrizionisti, esperti del settore lattiero-caseario e medici, che si sono schierati a sostegno dell’una o dell’altra tesi, alimentando un dibattito che dura da anni.
Ad oggi, non è stato decretato un vincitore ufficiale in questa “guerra del pecorino”. Entrambi i prodotti rimangono disponibili sul mercato, lasciando al consumatore la scelta finale. La vera vittoria, tuttavia, è proprio per chi acquista: una competizione così accesa spinge le aziende a un miglioramento continuo, garantendo prodotti dalle caratteristiche nutrizionali sempre più avanzate e benefiche.






















