Le associazioni Enpa, LAV, LNDC Animal Protection e la Rete dei santuari di animali liberi hanno denunciato pubblicamente l’inadempienza delle istituzioni nella gestione delle creature del rifugio La Sfattoria. La Regione Lazio e il Comune di Roma, nominati custodi giudiziari, sono accusati di aver di fatto trascurato gli esemplari dopo il sequestro per maltrattamento.
La vicenda ha avuto inizio nell’agosto 2022, quando un’ordinanza legata all’emergenza per la peste suina africana aveva disposto l’abbattimento di tutti i suidi (maiali e cinghiali) ospitati nella struttura. Le organizzazioni animaliste si sono opposte con un ricorso al TAR del Lazio, ottenendo una storica sentenza che ha annullato il provvedimento. La decisione ha sancito un precedente fondamentale per la tutela dei santuari, sottraendoli a misure di uccisione preventiva.
Negli anni successivi, tuttavia, la situazione interna è progressivamente peggiorata. Sono emerse gravi criticità nella gestione da parte dei responsabili, con testimonianze che hanno descritto un quadro di sovraffollamento e denutrizione. Questo ha spinto le stesse associazioni, nel giugno 2025, a denunciare la responsabile per maltrattamento, portando al sequestro giudiziario di tutti gli esseri viventi presenti.
Da quel momento, la custodia legale dei domestici è stata affidata al Comune di Roma, mentre quella dei selvatici alla Regione Lazio. I volontari delle associazioni hanno garantito una presenza costante per accudire le creature, ottenendo l’autorizzazione a supportare le attività. In pochi mesi, sono state eseguite alcune prescrizioni dell’ASL, come la sterilizzazione di suini e felini a carico del Comune.
Se l’amministrazione comunale ha fornito un contributo parziale, la Regione Lazio è risultata completamente assente. Le associazioni si sono quindi trovate a sostenere interamente le spese per l’alimentazione dei selvatici e per l’acquisto di materiali, per un costo complessivo superiore ai 25 mila euro. Grazie al loro impegno, molti esemplari sono stati liberati da stalle perennemente chiuse.
Nonostante gli sforzi, le criticità sanitarie e strutturali sono rimaste enormi. Le organizzazioni hanno più volte contattato le amministrazioni per sollecitare il rispetto dei loro doveri, senza ricevere riscontri. Il 12 dicembre 2025, hanno quindi comunicato formalmente l’impossibilità di proseguire, informando la Procura della Repubblica che dal 1° gennaio 2026 avrebbero interrotto il supporto.
Anche a fronte di questo ultimatum, non è arrivata alcuna risposta. Di conseguenza, il 23 gennaio 2026, le associazioni hanno presentato una denuncia formale contro la Regione Lazio per condotta omissiva. La situazione richiede un intervento urgente da parte dei custodi, che hanno la piena responsabilità legale del mantenimento e della salute delle creature della Sfattoria.





















