Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto in cui definisce “repressivo” l’approccio dell’Italia al controllo delle migrazioni e alla gestione della sicurezza. Secondo l’organizzazione, queste politiche hanno creato un clima che rischia di erodere le libertà fondamentali, con un impatto particolarmente severo sui gruppi più vulnerabili della società.
Il documento si è concentrato sull’accordo con l’Albania, inizialmente pensato per esaminare le richieste d’asilo e poi riconvertito in un centro di detenzione per persone in attesa di espulsione. Diverse corti, inclusa la Cassazione e la Corte di giustizia dell’UE, hanno sollevato dubbi sulla sua compatibilità con le leggi italiane ed europee. La società civile ha documentato violazioni del diritto d’asilo e di accesso alle cure.
Parallelamente, sono continuate le misure che hanno ostacolato i soccorsi in mare. Il memorandum con la Libia si è rinnovato automaticamente per altri tre anni. Da febbraio 2023, sono stati eseguiti 34 fermi amministrativi contro navi di organizzazioni non governative, totalizzando oltre 700 giorni di inattività forzata. Anche un aereo di ricognizione, il Seabird, ha subito un fermo di 20 giorni.
In ambito giudiziario, il rapporto ha citato il processo per omicidio colposo a carico di sei ufficiali per il naufragio di Cutro del febbraio 2023, dove morirono 94 persone. La Cassazione ha inoltre riconosciuto il diritto al risarcimento per 177 persone illegalmente trattenute a bordo della nave Diciotti nel 2018. È stata evidenziata anche la vicenda di un funzionario libico, ricercato dalla Corte Penale Internazionale, che è stato arrestato e poi rilasciato e rimpatriato dalle autorità italiane.
Un nuovo “decreto sicurezza”, convertito in legge a giugno, ha inasprito le pene per manifestazioni non autorizzate e introdotto il reato di partecipazione a proteste, anche passive, all’interno di carceri e centri per migranti. Il Consiglio d’Europa e l’ONU hanno criticato le norme per le restrizioni ingiustificate alle libertà di espressione e associazione.
Il rapporto ha denunciato anche la profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine. Dati ufficiali hanno mostrato che, nei primi sette mesi dell’anno, nelle “zone rosse” urbane il 76% delle persone sottoposte a misure restrittive era di origine straniera, a fronte di una quota del 9% sulla popolazione totale.
È stata approvata una legge che introduce sanzioni penali per l’occupazione di immobili e per chi fornisce assistenza, sollevando preoccupazioni da parte di relatori speciali dell’ONU per il rischio di aumentare il numero di senzatetto. La violenza di genere è rimasta una grave criticità, con 60 donne uccise nei primi sette mesi dell’anno.
Sul fronte dei diritti civili, la Corte Costituzionale ha emesso sentenze a favore della registrazione dei figli di coppie lesbiche. Il governo ha però proposto di limitare l’accesso alle cure per l’affermazione di genere ai minori e ha impugnato una legge della Regione Sicilia che mirava a garantire personale non obiettore per le interruzioni di gravidanza.
Infine, la Commissione europea ha sollecitato l’Italia ad agire su conflitti d’interesse e corruzione, a riformare il reato di diffamazione per proteggere i giornalisti e a istituire un organismo nazionale indipendente per i diritti umani.





















