“L’Italia è il nostro primo mercato in Europa e vogliamo continuare a crescere”. Con queste parole Hiroshi Shimada, nuovo amministratore delegato di Daikin Italy, ha tracciato gli obiettivi della multinazionale giapponese specializzata in climatizzazione e riscaldamento. L’Italia si conferma un hub strategico per il gigante di Osaka, che punta a consolidare la sua leadership nel continente.
L’azienda ha registrato in Italia vendite per 639 milioni di euro nell’anno fiscale concluso a marzo 2024, con la previsione di raggiungere i 700 milioni entro marzo 2025. Questo risultato rappresenta una quota fondamentale del fatturato europeo, in un mercato nazionale del condizionamento che si distingue per essere il più maturo del continente, con un tasso di penetrazione dei dispositivi superiore al 50%.
La presenza di Daikin nel Paese è fortemente radicata, con una rete di 7 stabilimenti produttivi e diversi centri di ricerca e sviluppo, dislocati tra Lazio, Lombardia e Veneto. Questa struttura industriale, che dà lavoro a oltre 2.300 persone, è il risultato di una crescita costante, consolidata anche attraverso l’acquisizione di aziende locali.
Per sostenere l’aumento della domanda, Daikin ha avviato un significativo piano di investimenti. Dopo i 16 milioni stanziati nel 2024, il programma prevede 8 milioni nel 2025 per i siti di Settala e Vicenza, e altri 19 milioni nel 2026. Questi fondi serviranno a espandere la capacità produttiva, tanto che parte della produzione precedentemente localizzata in Belgio è stata già trasferita in Italia.
Il fulcro della strategia aziendale è la transizione ecologica. Daikin è uno dei principali produttori di pompe di calore, la tecnologia chiave per sostituire le caldaie a gas e decarbonizzare il riscaldamento degli edifici. “Siamo stati noi a dare il via a questo mercato in Europa”, ha sottolineato Shimada. L’azienda sta inoltre sperimentando tecnologie sostenibili, come il riciclo e il reimpiego dei gas refrigeranti all’interno dei suoi impianti italiani.
L’azienda guarda con favore alle normative che incentivano l’uso di fonti rinnovabili nelle ristrutturazioni, vedendole come un’opportunità per accelerare la diffusione di soluzioni elettriche e ibride. Tuttavia, esprime preoccupazione per il recepimento della direttiva europea “Case Green” e per due ostacoli principali: l’elevato costo di acquisto delle tecnologie idroniche e il prezzo dell’energia, per i quali si auspicano soluzioni governative. La strategia del “made in Europe” (oltre il 90% di ciò che si produce in Europa viene venduto nel continente) pone comunque l’azienda in una posizione vantaggiosa rispetto agli incentivi nazionali.





















