Gas refrigeranti: triplicato l’inquinante permanente

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Conseguenze inattese
Conseguenze inattese

L’abbandono delle sostanze chimiche responsabili del buco nell’ozono ha avuto una conseguenza imprevista: la diffusione di un “inquinante eterno”, l’acido trifluoroacetico (TFA). Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, ha dimostrato come i livelli di questo composto siano triplicati negli ecosistemi di tutto il mondo nel giro di vent’anni.

La causa principale è stata individuata nella degradazione atmosferica dei gas refrigeranti che hanno sostituito i vecchi clorofluorocarburi (CFC), banditi con il Protocollo di Montreal. Questa ricerca evidenzia la complessa interconnessione degli equilibri del nostro pianeta, sollevando interrogativi sulle attuali alternative come gli idrofluorocarburi (HFC) e le idrofluoroolefine (HFO), oggi ampiamente usate in condizionatori, frigoriferi e schiume isolanti.

Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), categoria a cui appartiene il TFA, sono note per la loro eccezionale stabilità e resistenza. Queste proprietà, utili a livello industriale, le rendono purtroppo estremamente persistenti nell’ambiente. Il TFA è risultato essere il PFAS più abbondante nelle acque del pianeta ed è stato rilevato ovunque, inclusi il sangue umano, l’acqua potabile e persino la polvere domestica.

Studi precedenti, basati sull’analisi delle carote di ghiaccio artico, avevano già suggerito che la deposizione di TFA fosse aumentata fino a dieci volte dagli anni Settanta. Il nuovo lavoro scientifico, condotto da ricercatori dell’Università di Lancaster e della California a San Diego, ha quantificato con precisione il problema.

Gli scienziati hanno scoperto che la quantità di TFA depositata al suolo tramite pioggia e vento è passata da circa 6.800 tonnellate all’anno nel 2000 a quasi 22.000 tonnellate nel 2022. Questo aumento è direttamente collegato alla catena di sostituzioni dei gas industriali. I CFC, dannosi per l’ozono, sono stati rimpiazzati dagli HFC, che si sono poi rivelati potenti gas serra.

Durante la loro degradazione in atmosfera, gli HFC formano proprio il TFA. Ora, anche gli HFC sono in fase di graduale dismissione, sostituiti a loro volta dalle idrofluoroolefine (HFO). Purtroppo, queste nuove sostanze si degradano in TFA a un ritmo ancora più veloce. Un esempio è il gas HFO-1234yf, comune nei climatizzatori delle automobili, che produce TFA a un tasso dieci volte superiore rispetto ai “vecchi” HFC.

Gli effetti specifici dell’acido trifluoroacetico sulla salute umana non sono ancora del tutto noti. Tuttavia, l’Unione Europea lo classifica già come dannoso per la vita acquatica e sta conducendo valutazioni per possibili rischi legati alla fertilità e alla riproduzione. Lo studio non suggerisce di tornare alle tecnologie passate, ma lancia un appello a considerare con maggiore attenzione le conseguenze a lungo termine delle soluzioni industriali che adottiamo.

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