Liguria: salvata l’antica zucca di Rocchetta Nervina

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Biodiversità agricola
Biodiversità agricola

Un progetto per la salvaguardia della biodiversità agricola ha raggiunto il suo obiettivo in Liguria. Nel comune di Rocchetta Nervina è stata completata con successo la reintroduzione di un’antica varietà di zucca che rischiava l’estinzione. L’iniziativa, nata dalla sinergia tra agricoltori locali e il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Genova, ha recuperato un patrimonio genetico e culturale di grande valore.

La ‘Zucca di Rocchetta’, come è stata battezzata, era quasi scomparsa dai campi della zona. La sua coltivazione era stata abbandonata a favore di ibridi commerciali più produttivi e standardizzati, richiesti dalla grande distribuzione. La bassa resa e la forma irregolare la rendevano economicamente svantaggiosa, relegandola a pochi orti familiari.

Il percorso di recupero è iniziato tre anni fa con una meticolosa ricerca sul campo. I ricercatori universitari hanno mappato il territorio e intervistato contadini anziani, riuscendo a rintracciare alcuni semi puri conservati da una famiglia del luogo. Questi semi sono stati poi analizzati e fatti germogliare nei laboratori dell’ateneo per verificarne la purezza genetica.

Ottenute le prime piantine, è stata avviata una coltivazione sperimentale per definire le migliori pratiche agronomiche, privilegiando tecniche a basso impatto ambientale. Si è scoperto che la varietà si adatta bene al microclima locale e richiede meno acqua rispetto alle cultivar moderne. Il progetto ha quindi distribuito i nuovi semi a una rete di ‘agricoltori custodi’.

Questi agricoltori si sono impegnati a coltivarla secondo un disciplinare che esclude pesticidi di sintesi. La salvaguardia di questa varietà non è solo una questione ambientale, ma anche un’opportunità economica. La sua polpa, dolce e compatta, si presta a ricette della tradizione, aprendo la strada a una filiera corta e a un mercato di nicchia.

Il prossimo passo sarà la costituzione di un consorzio di tutela per proteggere il prodotto e garantirne la qualità. L’obiettivo è ottenere il marchio di Denominazione Comunale (De.Co.), che legherebbe l’ortaggio al suo territorio d’origine, promuovendolo anche a livello turistico.

‘Non abbiamo salvato solo un seme, ma un pezzo della nostra storia’, ha dichiarato Marco Lupi, uno degli agricoltori aderenti. ‘Tramandare queste coltivazioni significa preservare l’identità della nostra comunità e offrire un futuro più sostenibile, dimostrando che l’agricoltura può essere custode dell’ambiente’.

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