La catena di supermercati Tigre, parte del gruppo Magazzini Gabrielli e diffusa in Italia anche con i marchi Oasi e Tigre Amico, ha recentemente modificato le modalità di accesso al suo programma fedeltà. La “Carta Unika”, strumento chiave per ottenere sconti e accumulare punti, è stata resa disponibile esclusivamente in formato digitale.
Questa scelta ha di fatto penalizzato una fascia significativa e vulnerabile della clientela: le persone anziane. L’obbligo di utilizzare un’applicazione su smartphone per attivare e usare la tessera ha creato una barriera insormontabile per molti. Secondo recenti dati Istat, infatti, soltanto il 31% degli italiani con più di 70 anni ha utilizzato Internet negli ultimi tre mesi, evidenziando un profondo divario digitale generazionale.
La mancanza di uno smartphone o la scarsa familiarità con la tecnologia delle app impedisce a questi consumatori di accedere a sconti e promozioni, generando una palese disuguaglianza di trattamento. Di conseguenza, proprio i clienti che potrebbero beneficiare maggiormente di un risparmio sulla spesa si trovano esclusi dal programma di fidelizzazione.
La transizione verso il digitale non sembra essere stata dettata da un semplice slancio innovativo. Dietro questa mossa si celano precise strategie aziendali. In primo luogo, l’eliminazione delle carte fisiche consente una notevole riduzione dei costi di produzione, distribuzione e gestione del personale addetto.
In secondo luogo, e forse aspetto ancora più cruciale, l’uso obbligatorio dell’app permette all’azienda di raccogliere in modo sistematico e dettagliato i dati personali e di acquisto dei clienti. Queste informazioni sono diventate un patrimonio di inestimabile valore nel settore del commercio, poiché consentono di profilare i consumatori, personalizzare le offerte e ottimizzare le strategie di marketing in tempo reale.
Il risparmio sui costi e la valorizzazione dei dati, tuttavia, vengono ottenuti a scapito della sostenibilità sociale. La decisione di un’azienda di grande distribuzione di sacrificare l’inclusione di una parte della sua clientela per massimizzare l’efficienza economica solleva importanti questioni etiche. Si tratta di una scelta che ignora la responsabilità sociale d’impresa, un pilastro che dovrebbe guidare le azioni delle grandi compagnie.
Il caso della Carta Unika non è isolato, ma si inserisce in una tendenza più ampia di digitalizzazione forzata dei servizi, sia nel settore pubblico che privato. Dalle banche ai servizi comunali, la migrazione al digitale senza prevedere alternative accessibili rischia di aggravare l’emarginazione di chi, per età, condizione economica o culturale, non ha accesso agli strumenti tecnologici.
L’efficienza tecnologica e la monetizzazione dei dati non possono diventare l’unico metro di giudizio per il progresso. Iniziative come quella di Tigre dimostrano la necessità di un approccio più equilibrato, in cui l’innovazione proceda di pari passo con l’inclusione, per evitare di costruire una società in cui i diritti e le opportunità dipendono dalla competenza digitale.



















