Si è concluso a Ischia un importante ciclo di addestramento per il personale di otto Aree Marine Protette italiane, un’iniziativa inserita nel più ampio progetto nazionale DigitAP. La formazione ha avuto come obiettivo quello di fornire le competenze necessarie per pilotare i cosiddetti ROV (Remotely Operated Vehicle), ovvero veicoli subacquei filoguidati a controllo remoto. Questi strumenti rappresentano una frontiera tecnologica per la sorveglianza e la salvaguardia degli ecosistemi marini.
Per un’intera settimana, l’isola campana ha ospitato i tecnici provenienti dalle Aree Marine Protette di Punta Campanella, Isola di Ventotene e Santo Stefano, Santa Maria di Castellabate, Costa degli Infreschi e della Masseta, Baia, Gaiola, Secche di Tor Paterno e Regno di Nettuno. Durante le lezioni, gestite da operatori specializzati, i partecipanti hanno appreso le procedure complete per l’impiego dei dispositivi: dal montaggio alla manutenzione, fino alle tecniche di manovra in immersione per effettuare rilievi ambientali di precisione.
L’addestramento non si è limitato alla sola teoria. Sono state infatti condotte esercitazioni congiunte in mare, durante le quali gli operatori hanno potuto mettere in pratica le nozioni acquisite. Particolare attenzione è stata dedicata all’uso della fotogrammetria subacquea, una tecnica che consente di creare modelli tridimensionali dettagliati dei fondali a partire da immagini, offrendo una visione senza precedenti dello stato di salute degli habitat.
Questo evento non è un caso isolato, ma fa parte di una strategia nazionale per potenziare la capacità operativa delle AMP. Già lo scorso dicembre si era tenuto un corso analogo a Capo Milazzo, dedicato alle aree protette siciliane. Nelle prossime settimane, inoltre, saranno in programma ulteriori sessioni che si svolgeranno in altre località strategiche per la biodiversità italiana, come Le Cinque Terre in Liguria, Capo Testa in Sardegna e Torre Guaceto in Puglia.
L’adozione di queste tecnologie avanzate segna un passo decisivo per la protezione del patrimonio marino. I droni sottomarini permettono di raggiungere profondità e aree altrimenti inaccessibili, raccogliendo dati ad alta risoluzione in modo non invasivo. Sarà così possibile ispezionare con maggiore efficacia la salute delle praterie di posidonia, mappare specie aliene, documentare l’impatto delle attività umane e contrastare fenomeni illegali come la pesca di frodo. Il progetto DigitAP, quindi, non si limita a fornire attrezzature, ma investe sul capitale umano, garantendo che i tecnici siano pienamente autonomi e competenti nell’uso di questi potenti alleati per la conservazione dei nostri mari.



















