Disinformazione: video falso contro la relatrice Onu

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Informazione inquinata
Informazione inquinata

Francia e Germania hanno formalmente chiesto le dimissioni di Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, a seguito della diffusione di un video controverso. L’accusa, promossa da importanti figure politiche come il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, sostiene che Albanese abbia identificato il popolo israeliano come ‘il nemico dell’umanità’. Queste affermazioni hanno portato a definire la sua posizione come ‘insostenibile’.

La risposta della giurista è stata netta e immediata. Ha negato categoricamente di aver mai pronunciato una frase simile, denunciando il filmato come una deliberata manipolazione. In un’intervista rilasciata a France24, precedente alla richiesta di dimissioni, aveva già sfidato i suoi critici a produrre la prova delle loro accuse, consapevole che il video era stato tagliato ad arte per capovolgere il senso del suo discorso.

Per fare chiarezza, Albanese ha diffuso l’estratto integrale del suo intervento al forum di Al Jazeera. Le sue parole originali erano: ‘L’umanità ha un nemico comune e non è né l’ebraismo, né gli ebrei, né Israele. È l’oppressione, è il colonialismo, è l’apartheid’. In un successivo messaggio ha ulteriormente specificato che il vero ‘nemico’ a cui si riferiva è la sistematica violazione del diritto internazionale e l’impunità garantita a chi la perpetra.

L’origine di questa campagna di disinformazione è stata tracciata, secondo quanto riportato da Fanpage.it, a un gruppo pro-Israele già noto per aver condotto in passato operazioni denigratorie e diffamatorie contro la relatrice. La clip alterata sarebbe stata diffusa strategicamente attraverso canali Telegram con l’obiettivo di screditare il suo mandato e la sua persona in un contesto di forte polarizzazione mediatica.

Questo attacco non rappresenta un caso isolato. Un’inchiesta giornalistica dello scorso luglio aveva già portato alla luce un imponente investimento economico, quantificato in decine di milioni di euro, da parte del governo israeliano. Tramite la sua agenzia pubblicitaria ufficiale, l’amministrazione Netanyahu aveva finanziato campagne su Google per promuovere contenuti negativi e minare la credibilità del lavoro svolto da Albanese per le Nazioni Unite.

In conclusione, la relatrice ha voluto ringraziare pubblicamente il mondo dei giuristi e quei media, anche francesi, che hanno svolto un’accurata verifica dei fatti, contribuendo a smascherare l’operazione di ‘inquinamento informativo’. Ha così evidenziato il contrasto tra il rigore di chi cerca la verità e la fretta di alcuni esponenti politici, che hanno preferito basare le proprie azioni su informazioni false, innescando un grave incidente diplomatico.

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