Padova: il legno è un social network per insetti

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Legno vivo
Legno vivo

Una ricerca scientifica ha cambiato il modo di osservare il legno e gli organismi che lo abitano. Lo studio, coordinato dal Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, ha svelato che il legno non è un ambiente inerte, ma un mondo vivo e interconnesso. Grazie alla tomografia a raggi X, sono state ricostruite per la prima volta in tre dimensioni le gallerie scavate dai coleotteri xilofagi.

Le immagini hanno mostrato una rete di interazioni finora invisibile. Le comunità di questi insetti non vivono isolate, ma si incrociano, comunicano e condividono spazi e risorse all’interno degli alberi, formando un vero e proprio sistema sociale sotterraneo.

Per arrivare a questa scoperta, i ricercatori hanno coltivato alberi in vaso, inducendo uno stress controllato per favorire la colonizzazione da parte dei coleotteri ambrosia. Dopo circa un mese, i tronchi sono stati analizzati con la tomografia, ottenendo mappe 3D ad alta risoluzione dei cunicoli senza dover distruggere il legno.

L’analisi tridimensionale ha confermato un risultato inatteso: le gallerie non sono sistemi chiusi. Le intersezioni più comuni avvengono tra individui della stessa specie, aumentando le possibilità di incontro e la diversità genetica della popolazione. Più rare, ma ecologicamente significative, sono le interazioni tra specie diverse, che potrebbero favorire lo scambio di funghi simbionti.

I protagonisti dello studio sono i coleotteri ambrosia, un gruppo di insetti xilofagi che non si nutrono direttamente del legno. Essi scavano gallerie per coltivare sulle pareti dei funghi simbionti, creando un sistema agricolo in miniatura di cui si cibano larve e adulti. La femmina trasporta le spore e le inocula nel tronco, avviando la coltivazione.

Questi organismi non sono semplici “parassiti”, ma attori chiave nei processi di decomposizione e riciclo dei nutrienti negli ecosistemi forestali. Il loro lavoro è fondamentale per la salute del bosco, contribuendo a trasformare il legno morto in nuova vita, e la loro presenza può essere individuata osservando i fori d’uscita sulla corteccia o il rosume, una polvere simile a segatura.

Per decenni, la gestione forestale ha considerato il legno morto un rifiuto da rimuovere, riducendo drasticamente l’habitat per molte specie. A ciò si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, come siccità e tempeste, che rendono gli alberi più vulnerabili e alterano gli equilibri naturali.

Negli ultimi anni, la prospettiva è cambiata. Le strategie europee per la biodiversità hanno iniziato a promuovere la conservazione del legno morto. In Paesi come Germania e Svezia, la presenza di specifici coleotteri è usata come indicatore della salute di una foresta. Anche nei parchi italiani si stanno diffondendo pratiche più attente, riconoscendo questa risorsa come essenziale.

Una minaccia crescente è rappresentata da specie invasive come lo Xylosandrus, un coleottero ambrosia di origine asiatica. Nel Mediterraneo, questo insetto attacca piante ornamentali, forestali e da frutto, con gravi rischi economici ed ecologici. Sono stati attivati progetti di monitoraggio, come LIFE Samfix, per intercettare precocemente le infestazioni.

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