Sfattoria, associazioni al TAR per salvare i cinghiali

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Tutela cinghiali
Tutela cinghiali

Le associazioni ENPA, LAV e LNDC Animal Protection hanno presentato un ricorso d’urgenza al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. L’obiettivo è ottenere la sospensione immediata del bando emanato dalla Regione per la cessione dei cinghiali e degli ibridi custoditi presso la Sfattoria degli Ultimi, un rifugio alle porte di Roma.

Al centro della contestazione legale vi è un’omissione ritenuta cruciale: il testo della gara non specifica che gli animali sono “non destinati alla produzione alimentare”. Secondo i ricorrenti, questa mancanza potrebbe permettere la partecipazione anche a soggetti interessati alla macellazione, esponendo gli esemplari a un rischio irreversibile.

Le organizzazioni protezionistiche hanno sottolineato come questa lacuna rappresenti un vizio sostanziale, capace di determinare conseguenze definitive per la vita degli animali. “È in gioco il bene primario della loro esistenza”, hanno dichiarato, motivando così la richiesta di un intervento cautelare immediato da parte del TAR per prevenire esiti irreparabili.

Insieme alla Rete dei Santuari di Animali Liberi, le tre sigle hanno inoltre contestato una recente comunicazione della Regione Lazio, che aveva definito “fuori luogo” le loro ricostruzioni sulla gestione degli animali. Le associazioni hanno ribadito la fondatezza delle proprie segnalazioni, insistendo sulle criticità quotidiane.

Attualmente, oltre 180 cinghiali e ibridi si trovano sotto custodia giudiziaria della Regione Lazio, una condizione che persiste dal giugno 2023. Le associazioni hanno denunciato che le forniture di cibo assicurate dalla Regione, sia direttamente sia tramite ARSIAL (l’ente proprietario dell’immobile), si sarebbero rivelate insufficienti.

Questa presunta carenza avrebbe reso necessari interventi diretti da parte delle organizzazioni per garantire un’alimentazione adeguata, cure veterinarie e condizioni di benessere, in linea con le prescrizioni della ASL competente. Gli interventi sono stati definiti “imprescindibili”, con un impegno economico rilevante e uno sforzo straordinario dei volontari.

Pur riconoscendo la presenza di un veterinario incaricato e di un servizio di vigilanza, le organizzazioni hanno segnalato il permanere di problemi gestionali. Hanno quindi rivolto un appello alla Regione Lazio e al Comune di Roma, entrambi custodi giudiziari, affinché assumano una presa in carico responsabile della situazione.

La richiesta è quella di avviare un confronto operativo per definire una strategia condivisa finalizzata alla tutela degli animali, il cui numero complessivo nella struttura si aggira intorno ai 300. Il loro futuro dipenderà ora anche dall’esito del ricorso, mentre le associazioni ribadiscono la loro disponibilità a collaborare a fronte di garanzie immediate per la salvaguardia delle loro vite.

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