PFAS nell’acqua: l’Italia rinvia i limiti più sicuri

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Acqua contaminata
Acqua contaminata

A partire dal 12 gennaio 2024, la direttiva europea 2020/2184 ha imposto a tutti gli Stati membri di monitorare e rispettare nuovi limiti per le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nell’acqua potabile. Tuttavia, con la Legge di Bilancio 2024, il governo italiano ha introdotto una deroga di sei mesi per alcune misure nazionali che sarebbero state ancora più restrittive, rappresentando un passo indietro nella tutela della salute pubblica. La decisione impatta soprattutto regioni con gravi contaminazioni, come il Veneto e il Piemonte.

Le sostanze PFAS sono un gruppo di composti chimici associati a seri rischi per la salute, inclusi problemi al sistema endocrino, difficoltà riproduttive e un aumento del rischio di cancro. La nuova normativa europea fissa un valore limite di 100 nanogrammi per litro (ng/L) per la somma di 20 specifici PFAS e un limite di 500 ng/L per il parametro “PFAS totali”. Nonostante questo passo avanti, autorità come l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) hanno già segnalato che la soglia di 100 ng/L potrebbe non essere sufficiente a proteggere adeguatamente i cittadini.

Inizialmente, l’Italia aveva dimostrato l’intenzione di andare oltre le richieste di Bruxelles. Con due decreti legislativi, aveva stabilito di includere nel calcolo del limite dei 100 ng/L anche altre molecole pericolose, tra cui GenX, C6O4 e sei composti noti come Adv, prodotti nell’ex stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria). Inoltre, era stato fissato un limite molto più cautelativo di 20 ng/L per i quattro PFAS considerati prioritari e più pericolosi dall’EFSA: PFOA (classificato come cancerogeno), PFOS, PFNA e PFHxS.

La Legge di Bilancio ha però vanificato questi propositi. I commi 622 e 623 dell’articolo 1 hanno posticipato di sei mesi l’entrata in vigore del limite di 20 ng/L per i quattro PFAS più pericolosi. È stato inoltre rinviato il monitoraggio delle sei molecole Adv, che per ora non saranno conteggiate nella somma totale dei PFAS presenti nell’acqua di rubinetto.

La motivazione ufficiale del rinvio è concedere più tempo ai gestori degli acquedotti per adeguarsi ai nuovi requisiti tecnici. Le associazioni ambientaliste, come Greenpeace, hanno definito questa giustificazione una scusa per deresponsabilizzare i gestori, che erano a conoscenza delle scadenze da tempo. Questo rinvio, sostengono, non fa che esporre ulteriormente la popolazione a contaminanti pericolosi, ritardando interventi urgenti.

La richiesta delle organizzazioni è ora quella di un’azione legislativa drastica: una legge nazionale che vieti completamente la produzione e l’utilizzo di tutte le sostanze PFAS in Italia. Secondo gli esperti, l’unica soglia realmente sicura è lo “zero tecnico”. Un bando totale eliminerebbe oltre il 90% del rilascio di questi inquinanti nell’ambiente e rappresenterebbe l’unica soluzione definitiva per proteggere l’acqua potabile e la salute di tutti i cittadini.

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