Una proposta di legge per fermare la sofferenza di aragoste, astici e granchi è stata presentata in Consiglio regionale delle Marche. L’iniziativa, promossa dal consigliere Giacomo Nobili (AVS), mira a disciplinare le modalità di preparazione dei crostacei decapodi vivi, vietando pratiche crudeli. L’obiettivo è introdurre un quadro normativo che garantisca una morte priva di agonia.
L’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) ha espresso pieno sostegno, sottolineando l’urgenza di porre fine a torture come la bollitura da vivi. Pur promuovendo una scelta alimentare vegana come opzione più etica, l’associazione ritiene fondamentale eliminare nell’immediato le forme più estreme di crudeltà. La proposta interviene per colmare un vuoto normativo che ha permesso per troppo tempo la perpetuazione di questi metodi.
La nuova disciplina, se approvata, introdurrà l’obbligo di stordire i crostacei prima della soppressione. Tra i metodi indicati figura l’elettronarcosi, una tecnica che induce uno stato di incoscienza immediato, rendendo l’animale insensibile al dolore. Di conseguenza, sarà espressamente vietata la bollitura o qualsiasi altra forma di cottura dell’animale ancora cosciente.
Le disposizioni si applicheranno a tutta la filiera commerciale: dai pescatori ai grossisti, fino ai ristoratori e ai rivenditori al dettaglio. Tutti gli operatori che trattano crostacei vivi per scopi alimentari dovranno adeguarsi alle nuove procedure, garantendo un trattamento rispettoso in ogni fase della catena.
L’iniziativa si fonda su basi scientifiche ed etiche che attestano la capacità dei decapodi di percepire stimoli dolorosi, riconoscendoli come esseri senzienti. La proposta si inserisce inoltre nel solco tracciato dal Codice penale italiano, che già punisce il maltrattamento di animali agli articoli 544-bis e 544-ter. Questa legge estenderebbe in modo esplicito tale tutela.
ENPA ha concluso con un appello al Consiglio regionale per un’approvazione rapida. Un voto favorevole rappresenterebbe un progresso civile, allineando la normativa alla crescente sensibilità della società e facendo delle Marche un modello per le altre regioni italiane.



















