Cibo in ospedale: il modello anti-spreco di Empoli

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spreco alimentare
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Lo spreco alimentare nel settore sanitario rappresenta una criticità etica e ambientale di vaste proporzioni. Secondo le stime, quasi il 40% dei pasti preparati e distribuiti negli ospedali italiani non viene consumato, finendo direttamente tra i rifiuti. Questo dato non solo si traduce in un enorme sperpero di risorse preziose come acqua, energia e materie prime, ma rappresenta anche un costo economico e un’occasione mancata di solidarietà.

Le cause di questo fenomeno sono molteplici e complesse. In primo luogo, la qualità del cibo offerto è spesso percepita come scarsa o poco appetibile dai pazienti, che già si trovano in una condizione di vulnerabilità fisica ed emotiva. A questo si aggiungono le modalità di servizio: vassoi freddi, stoviglie di plastica e una presentazione poco curata contribuiscono a rendere il pasto un momento sgradevole anziché un’occasione di conforto.

Un altro fattore determinante riguarda gli orari di distribuzione, spesso dettati da esigenze logistiche interne e non dalle abitudini dei degenti. Cenare alle 18:00, ad esempio, è una pratica lontana dalla cultura italiana e può facilmente portare a un rifiuto del cibo. Infine, non bisogna dimenticare le condizioni cliniche dei pazienti, come inappetenza o nausea, che possono ridurre drasticamente il consumo effettivo.

Eppure, una soluzione concreta e virtuosa esiste, come ha dimostrato l’ospedale San Giuseppe di Empoli. Questa struttura ha implementato un modello organizzativo che permette di recuperare il cibo non servito e donarlo a chi ne ha più bisogno, trasformando un problema in una risorsa preziosa. Il progetto è nato dalla collaborazione tra la direzione sanitaria, il personale delle cucine e le associazioni di volontariato locali.

Il processo è semplice ma rigoroso. I pasti integri, preparati ma non distribuiti ai degenti per varie ragioni (come dimissioni improvvise o esami diagnostici), vengono immediatamente separati. Per garantire la massima sicurezza alimentare, il cibo viene abbattuto termicamente, confezionato in appositi contenitori e conservato in celle frigorifere dedicate, nel pieno rispetto delle normative igienico-sanitarie.

Ogni giorno, i volontari delle associazioni convenzionate si recano presso l’ospedale per ritirare i pasti, che vengono poi distribuiti a mense per i poveri e famiglie in difficoltà. In questo modo, cibo di ottima qualità che altrimenti sarebbe diventato un rifiuto contribuisce a sostenere la comunità locale.

Il modello di Empoli è la prova che con un minimo di organizzazione, sensibilità e collaborazione sarà possibile replicare questa iniziativa in molte altre strutture sanitarie del Paese. Un approccio che non solo riduce l’impatto ambientale della gestione dei rifiuti ospedalieri, ma che restituisce dignità al cibo e rafforza il tessuto sociale.

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