L’Associazione spagnola dell’energia eolica (AEE) ha espresso forte preoccupazione per una possibile nuova tassa a livello europeo sugli extraprofitti delle società energetiche. Secondo l’associazione, che rappresenta oltre 350 aziende del settore, tale misura rischierebbe di frenare gli investimenti nelle fonti rinnovabili, proprio in un momento storico in cui l’Europa deve accelerare la sua indipendenza dai combustibili fossili.
La proposta è stata avanzata formalmente dai ministri delle finanze di cinque Paesi membri dell’Unione Europea: Germania, Italia, Spagna, Portogallo e Austria. In una lettera congiunta inviata alla Commissione Europea, hanno chiesto l’introduzione di una tassa a livello continentale per colpire i profitti in eccesso generati dall’aumento dei prezzi energetici. L’obiettivo dichiarato è finanziare aiuti diretti ai consumatori e contenere l’inflazione senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici.
L’AEE ha replicato sottolineando come il comparto eolico sia già sottoposto a una significativa pressione fiscale. L’introduzione di un nuovo costo imprevisto, definito come una “tassa senza giustificazione”, creerebbe un clima di forte insicurezza giuridica e regolatoria, allontanando gli investitori. Questa incertezza, secondo l’associazione, aggraverebbe una situazione già complessa, caratterizzata da una crescita limitata di nuovi impianti.
L’associazione ha ribadito il ruolo strategico dell’energia prodotta dal vento, definendola un pilastro per la sicurezza nazionale e l’autonomia industriale nel contesto geopolitico attuale. L’eolico rappresenta, infatti, una delle poche tecnologie pulite in cui l’Europa mantiene una filiera industriale completa e competitiva su scala globale, con catene di fornitori locali e un indotto di eccellenza. “Più eolico significa più sicurezza e più industria”, ha dichiarato l’AEE in un comunicato.
D’altra parte, organizzazioni come Transport & Environment (T&E) si sono mostrate favorevoli alla tassa. Un’analisi di T&E ha stimato che le grandi compagnie petrolifere potrebbero accumulare miliardi di euro di extraprofitti a seguito dei recenti conflitti. T&E ha quindi esortato Bruxelles a utilizzare i proventi della tassa per accelerare l’elettrificazione e gli investimenti in alternative verdi, spezzando così il ciclo di dipendenza dai combustibili fossili.
La questione, tuttavia, rimane complessa. La stessa definizione di “sovraprofitto” è giuridicamente scivolosa e la sua applicazione retroattiva ha già generato controversie legali. Un contributo simile era stato introdotto nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina come misura temporanea, ma alcuni Stati, tra cui la stessa Spagna, l’hanno prorogata.
Infine, l’organizzazione Tax Foundation Europe ha avvertito che questo tipo di tassazione rischia di spingere le aziende a delocalizzare investimenti e produzione verso Paesi con regimi fiscali più stabili. Il pericolo è che a essere colpite non sarebbero solo le divisioni fossili delle grandi compagnie, ma anche quelle dedicate alle rinnovabili, dall’eolico offshore all’idrogeno verde, vanificando parte degli sforzi per la transizione energetica.


















