Il governo italiano ha approvato una nuova legge che posticipa la chiusura definitiva delle centrali a carbone dal 2025 al 2038. La decisione è stata motivata dalla necessità di far fronte ai gravi problemi di approvvigionamento di gas e petrolio, scaturiti dalla crisi geopolitica legata al conflitto con l’Iran.
Questa inversione di rotta rappresenta un duro colpo per la transizione energetica del Paese. Il provvedimento, infatti, modifica radicalmente gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), che aveva fissato al prossimo anno l’abbandono del combustibile fossile più inquinante.
Il ministro dell’Energia, Gilberto Pichetto Fratin, ha giustificato la misura definendola una risposta necessaria all’aggravarsi della crisi. Tuttavia, la scelta ha scatenato la ferma condanna delle opposizioni e delle associazioni ambientaliste, che la denunciano come una mossa che rischia di isolare l’Italia dal resto d’Europa.
Le critiche evidenziano come il ritorno al carbone sia una risposta anacronistica, che ignora la tutela della salute pubblica e il diritto a un ambiente salubre. L’esponente dell’opposizione Andrea Orlando ha inoltre sollevato dubbi pratici, definendo la discussione “propaganda” e ricordando che “gli impianti sono fermi da anni e riattivarli richiede tempo”.
La proroga dell’utilizzo del carbone avrà conseguenze inevitabili, prima fra tutte l’aumento del carico di CO2 nell’atmosfera, proprio in un momento in cui la crisi climatica richiederebbe un’accelerazione verso le fonti pulite. Sembra già lontano il ricordo degli effetti di eventi meteorologici estremi sul territorio, come il recente passaggio del ciclone Harry.
Anche se il carbone rappresenta attualmente meno del 2% delle fonti energetiche nazionali, prolungarne l’uso contraddice l’urgenza di ridurre le emissioni. La tesi della “responsabilità” di fronte all’emergenza energetica si scontra così con la responsabilità di garantire un futuro sostenibile.
Mentre l’Italia sceglie di puntare nuovamente sul carbone, altri Paesi europei hanno dimostrato che un’altra via è possibile. La Spagna, ad esempio, ha raddoppiato la propria capacità eolica e solare dal 2019, riuscendo a stabilizzare i costi dell’elettricità nonostante le turbolenze internazionali.
Allo stesso modo, il Regno Unito ha stabilito nuovi record di produzione eolica, coprendo il fabbisogno di milioni di abitazioni. Questi esempi mostrano come la vera autonomia energetica si costruisca sull’innovazione e sull’investimento massiccio nelle energie rinnovabili, non sul ritorno al passato.
L’efficacia delle fonti pulite è confermata anche dai dati economici. Un’analisi di SolarPower Europe ha evidenziato come, dall’inizio della crisi nel marzo 2026, l’energia solare abbia permesso all’Europa di risparmiare oltre 100 milioni di euro al giorno. Questi numeri dimostrano che la transizione ecologica non è solo una necessità ambientale, ma anche una strategia economicamente vantaggiosa per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.


















