Una recente ricerca ha confermato che l’ingestione di alcol in natura è un fenomeno molto più comune di quanto si pensasse. Diverse specie animali, infatti, assumono regolarmente etanolo attraverso il consumo di frutti fermentati o, come rivela un nuovo studio, dal nettare dei fiori.
Pubblicata sulla rivista scientifica *Royal Society Open Science*, l’indagine ha analizzato la composizione chimica del nettare di 29 diverse specie di piante. I risultati hanno mostrato la presenza di etanolo in ben 26 di esse. In molti casi le concentrazioni erano minime, probabilmente il risultato della naturale fermentazione degli zuccheri ad opera di lieviti e altri microrganismi presenti nell’ambiente.
Il nettare rappresenta la principale fonte di energia per molti uccelli impollinatori. I colibrì, ad esempio, sono noti per ingerire una quantità di questa sostanza zuccherina pari al 50-150% del loro peso corporeo ogni giorno. Un caso emblematico è quello del colibrì di Anna (*Calypte anna*), una specie che vive lungo la costa del Pacifico.
Secondo i calcoli dei ricercatori, questo piccolo volatile consuma quotidianamente circa 0,2 grammi di etanolo per chilogrammo di peso. Per fare un paragone, si tratta di una quantità assimilabile a quella contenuta in un bicchiere di vino o in una lattina di birra per un essere umano. Gli scienziati hanno ipotizzato che queste tracce di alcol possano agire come un segnale olfattivo, aiutando gli impollinatori a localizzare le fonti di cibo più ricche di zuccheri.
Nonostante le quantità ingerite, gli animali come uccelli e api non hanno mostrato segni evidenti di intossicazione. Ciò è dovuto principalmente alla loro straordinaria efficienza metabolica. I colibrì, in particolare, processano l’etanolo così velocemente da impedire che si accumuli nel sangue a livelli tali da causare ubriachezza.
Tuttavia, i ricercatori non escludono che l’alcol possa avere altre conseguenze. “Lo bruciano così in fretta che probabilmente non subiscono effetti inebrianti, ma potrebbe avere altre conseguenze sul loro comportamento”, ha commentato Robert Dudley, uno degli autori dello studio. Gli effetti potrebbero essere simili a quelli di altre sostanze psicoattive talvolta presenti nel nettare, come la nicotina o la caffeina.
Questa scoperta si aggiunge a evidenze precedenti. Un esperimento condotto qualche anno fa aveva già dimostrato che i colibrì tollerano bene concentrazioni alcoliche fino all’1%, mentre dimezzano l’assunzione di nettare quando la concentrazione sale al 2%. Un’altra analisi aveva inoltre individuato la presenza di etil glucuronide, un metabolita dell’etanolo, nelle piume di alcuni uccelli, a riprova del fatto che la sostanza non viene solo ingerita, ma anche elaborata dall’organismo in modo analogo a quanto avviene nei mammiferi.
Ammon Corl, co-autore della nuova ricerca, ha concluso sottolineando l’importanza di questi risultati. Essi dimostrano non solo che l’etanolo è un componente diffuso nel nettare, ma anche che viene attivamente cercato e metabolizzato dagli uccelli, rappresentando un elemento naturale e costante della loro dieta.


















