L’Unione europea non ha rilevato rischi immediati per la sicurezza dell’approvvigionamento di gas, ma ha evidenziato la necessità di coordinare misure per l’inverno al fine di prevenire un crollo degli stoccaggi. Un recente allentamento delle tensioni in Medio Oriente ha portato a un calo dei prezzi, ma l’equilibrio rimane fragile.
I danni alle infrastrutture energetiche e il blocco dello Stretto di Hormuz avranno infatti un impatto a lungo termine sul mercato del gas naturale liquefatto (GNL). Risulta fuori servizio una produzione del Qatar pari a 77 milioni di tonnellate annue, che costituisce il 20% della fornitura globale. Anche nello scenario più ottimistico, la piena ripresa delle forniture potrebbe richiedere diversi anni.
Secondo la Rete europea dei gestori dei sistemi di trasporto del gas (ENTSOG), il sistema comunitario appare flessibile ma non privo di sfide. Sebbene l’impatto diretto delle forniture qatariote sia limitato, il mercato continentale rimane esposto alla volatilità dei prezzi globali e alla competizione con l’Asia per i carichi disponibili.
Questa situazione ha spinto al rialzo i prezzi in Europa. Dopo un picco di oltre 61 euro/MWh a marzo 2026, i valori sono scesi a 44,52 euro/MWh ad aprile 2026, una cifra comunque quasi doppia rispetto ai 15-25 €/MWh del periodo pre-crisi.
Il rapporto ENTSOG ha delineato diversi scenari per il 2026-2027. Per l’estate 2026, l’obiettivo del 90% di riempimento delle riserve è raggiungibile in condizioni ottimali (92%), ma scenderebbe all’86% in caso di interruzione dei flussi russi. In uno scenario di scarsità di GNL, i livelli si fermerebbero al 70-76%.
Per l’inverno 2026/27, le proiezioni indicano che, in condizioni ottimali, gli stoccaggi terminerebbero la stagione al 47%. Con un’interruzione russa, il valore scenderebbe al 36%. Nello scenario più critico, con scarsità di GNL e blocco russo, le riserve crollerebbero all’11%, un livello che implica l’uso delle sole scorte strategiche e un rischio concreto di riduzione forzata della domanda del 3%.
In questo contesto, i paesi dell’Europa Centrale e Sud-Orientale rimangono i più esposti. L’Italia, pur soffrendo prezzi elevati, si è dimostrata la nazione più preparata sul fronte delle riserve. Al 1° aprile 2026, il paese registrava un riempimento del 43,4% (media UE del 28%). Anche nelle simulazioni peggiori, l’Italia manterrebbe una buona tenuta, chiudendo l’inverno 2027 con un livello di riserve pari al 25%.


















