Stretto di Hormuz chiuso: trattative fallite. L’Iran rifiuta i colloqui con Trump

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse Nella foto Giorgia Meloni

ROMA – “Mentre venivo qui l’Iran ha annunciato che lo stretto di Hormuz è nuovamente chiuso”. Con queste parole la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha aperto il suo intervento al Salone delle Fontane di Roma, dove ha partecipato alla 76esima assemblea nazionale di Federalberghi, in un contesto internazionale segnato da una nuova e improvvisa escalation geopolitica.

È durata poche ore la riapertura dello Stretto di Hormuz. L’Iran ha ordinato una nuova chiusura a fronte del blocco navale degli Stati Uniti e i Pasdaran hanno avvertito che qualsiasi imbarcazione che si sposti dal suo ancoraggio, nel Golfo Persico o nel Mar d’Oman verso lo Stretto, sarà considerata come collaboratrice del nemico e potrà essere presa di mira. Subito dopo un alto funzionario Usa ha dichiarato ad Axios che, a meno di una svolta nei colloqui di pace, la guerra potrebbe riprendere entro pochi giorni.

La premier ha appreso la notizia mentre era in auto verso l’evento: la decisione di Teheran di richiudere il passaggio strategico di Hormuz, in risposta al blocco statunitense, ha immediatamente acceso l’allarme sui mercati e sulle rotte energetiche globali, un’area cruciale da cui transita una quota significativa delle forniture mondiali di petrolio e gas. “Non siamo stati fortunati in questa stagione politica, con l’instabilità che sta diventando la normalità. Il quadro cambia continuamente”, ha dichiarato Meloni dal palco, sottolineando la complessità dello scenario internazionale.

La presidente del Consiglio ha però ribadito la linea del governo italiano: “Siamo al lavoro ogni minuto per stabilizzare il quadro e per tornare a garantire la libertà di navigazione in un quadrante di estrema importanza per molti Paesi”. Parole che si inseriscono nel solco dell’impegno, già annunciato nei giorni scorsi, a valutare anche un contributo navale italiano in presenza di una tregua stabile e con il passaggio parlamentare. La chiusura dello stretto di Hormuz rischia infatti di avere effetti immediati su energia e mercati, con possibili ripercussioni sui prezzi e sull’economia europea.

Proprio per questo il governo rivendica da tempo una strategia di diversificazione delle fonti energetiche. “Mi sono occupata personalmente di energia recandomi prima in Algeria, poi nei Paesi del Golfo, per garantire che l’Italia non avesse contrazioni nell’approvvigionamento delle sue risorse fondamentali. Farò lo stesso in Azerbaigian tra un paio di settimane”, ha aggiunto Meloni, indicando la linea della continuità diplomatica ed energetica.

Sul fronte politico interno e internazionale non mancano le reazioni. Dal vertice di Parigi emergono perplessità da parte delle opposizioni. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha espresso dubbi sull’esito dell’incontro, parlando di un quadro ancora poco definito e ponendo condizioni precise su un eventuale coinvolgimento militare italiano nell’area di Hormuz: “Serve pace e un chiaro mandato multilaterale”. Dalla stessa opposizione arrivano posizioni ancora più critiche da parte del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che lega la crisi in Medio Oriente al dossier energetico europeo e alla guerra in Ucraina.

Conte invoca l’avvio immediato di un negoziato internazionale allargato anche alla Cina, sostenendo la necessità di rivedere le politiche energetiche europee e di valutare anche il ricorso al gas russo per ridurre i costi. Uno scenario complesso, dunque, che intreccia diplomazia, sicurezza energetica e instabilità globale, e che vede l’Italia impegnata su più fronti per cercare di contenere gli effetti di una crisi che rischia di avere ricadute dirette sull’economia e sugli equilibri internazionali.

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